La manifestazione
Ospedale a rischio caos
La Rsu: «Organico all’osso, tagli e servizi in pericolo con la riorganizzazione»
EMPOLI. Personale sotto organico, cure intermedie che mancano, investimenti sul distretto sanitario non pervenuti, graduatorie per l’assunzione degli infermieri bloccate. E poi una pressione sempre maggiore sul pronto soccorso, anche in conseguenza dell’emergenza meningite. La fotografia scattata dalla Rsu dell’Asl 11 è impietosa e getta una pesante ombra sul futuro. Un futuro di cui per ora si conosce ben poco, se non che il centro direzionale è stato accorpato in una Asl di area vasta e che ci sarà una riorganizzazione dei servizi. Di che tipo? Si domandano i delegati sindacali. Salvo alcune voci, seppure piuttosto circostanziate, ancora non è stato presentato nessun piano. Intanto, la stretta sui turni-fiume e sulla copertura delle assenze imposta dalla legge 161 e la programmazione del piano ferie estivo incombono. E il pericolo è quello di una riduzione dei servizi o quanto meno di una sospensione di parte di essi durante l’estate.
L’appello. «Quello che stiamo lanciando è un appello rivolto a tutti affinché si riporti al centro della discussione il piano di riorganizzazione della sanità in atto – spiega Paolo Prosperi, coordinatore della Rsu – la nuova dirigenza ancora non ci ha comunicato niente, quello che sappiamo sono le voci che arrivano da “radio corsia”. Voci che, però, sono tutt’altro che infondate. Come il trasferimento di un pezzo di senologia a Sesto Fiorentino oppure l’affidamento in appalto di parte dei prelievi. Senza contare che i lavori all’interno del blocco H sono fermi, pare, per mancanza di finanziamenti. Noi non siamo pregiudizialmente contrari alla riorganizzazione, tuttavia vorremmo che dietro alle decisioni prese ci fosse un progetto serio. Per adesso questo non c’è».
Organico. Si tratta di una preoccupazione che viene da lontano, ma che assilla ancora di più in un momento di riorganizzazione. Ad oggi, per garantire i livelli minimi, mancherebbero 25 infermieri e 6 operatori socio-sanitari. «La situazione è critica – attacca Massimo Cataldo, della Cisl – se un lavoratore si ammala non si sa come coprirlo. Ciò è diventato ancora più difficile con la legge 161 (pausa tra un turno e l’altro di 11 ore, mentre formazione, permessi e riunioni di reparto non possono intaccare il riposo, ndc). Fra poco ci sarà da programmare le ferie e non credo che si riuscirà a garantire lo stesso livello di servizi nel periodo estivo».
Graduatorie. Quella per l’assunzione degli infermieri è bloccata ormai da mesi e scadrà ad aprile. L’Asl 11, come le altre, si è attrezzata con l’assunzione di professionisti a tempo determinato (l’ultimo rinnovo dei contratti per sedici di loro è arrivato ad inizio dicembre scorso). Ieri l’Estar ha annunciato l’apertura di una nuova graduatoria regionale per la fine di marzo, a cui stima che parteciperanno 25mila infermieri. «Per ora continuiamo a navigare a vista – affermano Gianni Piccini e Roberto Gambassi del Nursind – intanto gli infermieri in graduatoria non sono stati assunti e sono stati sostituiti con interinali. La chiamata in caso di necessità è l’anticamera della privatizzazione e sinceramente questo ci fa davvero paura, soprattutto per i pazienti».
Assistenza continua. Una parola d’ordine che, secondo la Rsu, in questi anni è stata disattesa. E che con la riorganizzazione rischia di essere ancora più abbandonata. «Per ridurre gli accessi al pronto soccorso e all’ospedale in genere è necessario investire sul territorio, sul distretto sanitario, sui medici di famiglia - spiega Paolo Porta del Nursind – ma questo non viene fatto». Porta alcuni esempi Giampaolo Giannoni, segretario provinciale della medesima sigla sindacale. «Dov’è l’infermiere di famiglia? Dove sono andati a finire i reparti gestiti dagli infermieri? E le cure intermedie, azzerate dopo la chiusura di Castelfiorentino? E poi mancano le risorse aggiuntive per migliorare i servizi, cosicché i lavoratori quest’anno riscuoteranno meno dello scorso anno. Si tratta di cose che esistono in altre Asl in Italia, ma che qui non c’è l’interesse a fare. Non ci si investe. E questo implica che l’ospedale sia sempre più affollato, che si affrettino le dimissioni, che le liste di attesa siano interminabili. Quale alternativa c’è per il cittadino, se non rivolgersi al privato?».
Pronto soccorso. Il primo avamposto “preso d’assalto” è questo. «E’ diventato l’unico ambiente che garantisce un minimo di assistenza immediata – racconta Sabrina Leto, Cgil, infermiera del pronto soccorso – ci troviamo sempre più spesso in una situazione di iper-afflusso a fronte di una carenza di personale. Non riusciamo a gestire la sala di attesa, i corridoi sono pieni di familiari, spesso arrabbiati perché si allungano i tempi. Accade che le persone si allontanino senza che possiamo fermarle. Lavoriamo sotto pressione e questo aumenta il rischio di errore, sia per noi che per i medici». L’emergenza meningite non ha fatto che peggiorare la situazione. «La notte c’è un solo tecnico di laboratorio – denuncia Paolo Gaggelli della Cgil – e deve far fronte a tutte le analisi urgenti. Con la meningite ciò è diventato ancora più stressante perché l’attenzione deve essere maggiore, ma il personale rimane lo stesso».
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