Sicurezza
Piano per azzerare La Falegnami
Trentadue esuberi e cassa per tutti gli altri lavoratori: sciopero e presidio
CASTELFIORENTINO. La metà (o quasi) sono esuberi. Per gli altri c’è la cassa straordinaria e un futuro denso di incognite. Nuovi numeri, altra mazzata. Stavolta targata “La Falegnami”. La tragedia del lavoro (che non c’è più), sembra non avere fine per la Valdelsa. Messa in ginocchio, in pochi anni, da un mix micidiale di crisi e scelte imprenditoriali quantomeno poco lungimiranti. Il distretto del legno è ridotto all’osso, decine di piccole aziende sono state spazzate via. Per non parlare della Shelbox, precipitata dal piedistallo di leader nella produzione di case mobili, sgretolata fino a dissolversi (con il fallimento), a caro prezzo (108 lavoratori in mobilità). In questo panorama, uno dei pochi fiori all’occhiello rimasti, è La Falegnami di Castelfiorentino. Con i suoi sessant’anni di storia, i 73 dipendenti (anche se in passato erano molti di più, con un picco di 114 nel 2007) e una produzione artigianale di camere e complementi di qualità conosciuta e apprezzata in tutta Italia.
Ecco perché quelle bandiere sventolate ieri mattina davanti alla sede di via Niccoli hanno un sapore così amaro ed evocano film già visti, con un finale spesso decisamente triste. Bastano pochi numeri, snocciolati da Sergio Luschi della Cgil, per rendersi conto della gravità della situazione: «Da cinque anni chiedevamo un piano industriale e questa è la risposta. L’azienda ha presentato un piano che prevede 32 esuberi su 73 dipendenti e cassa integrazione straordinaria a zero ore senza rotazione e senza anticipo per tutti gli altri. I lavoratori hanno proclamato 8 ore di sciopero di fronte a un comportamento incomprensibile dell’azienda».
Oggi il bis, con presidio davanti alla sede di Confindustria, in via Valfonda a Firenze, durante il nuovo faccia a faccia tra azienda e sindacato. Che si preannuncia decisamente difficile. Non soltanto per l’epilogo del primo summit: «Ci eravamo attivati anche con la Regione, in passato, per attivare dei canali di supporto sul piano del marketing con l’obiettivo di aggredire i mercati esteri, anche perché - questo è ovvio - quello italiano non basta più. Ma l’azienda non ne ha mai voluto sapere. E intanto l’export rappresenta l’1% del fatturato, che nel 2015 è stato di 8,2 milioni di euro», più o meno come quello del 2001 (14,5 miliardi di lire); poi la crescita costante, fino ai 33,5 milioni dell’anno pre-crisi (2007): «Le basi per il rilancio ci sono, tutto dipende dalla volontà degli imprenditori». I lavoratori, dal canto loro, rivendicano il fatto che di fronte alle difficoltà, non si sono mai tirati indietro e hanno accettato i sacrifici. Tre anni fa hanno sottoscritto il contratto di solidarietà, che scadrà il prossimo 3 marzo. E per “snellire” l’organico in 17 hanno usufruito della mobilità volontaria, con incentivo all’esodo: «Non solo - sottolinea Alberto Vezzosi della Rsu - nel 2008 siamo stati noi a dire all’azienda di bloccare gli aumenti e dal 2013 ci siamo tagliati gli stipendi, rinunciando a tutti i meccanismi premianti».
La Falegnami Italia è controllata al 51% dall’omonima srl di proprietà di un gruppo di dieci soci castellani, mentre il restano 49% è in mano all’ingegnere Federico Bertini, che è anche presidente del consiglio d’amministrazione.
«È una realtà sana - ripetono i lavoratori - non ha debiti e qui ci sono grandi professionalità, che non devono essere disperse». Anche perché, in caso contrario, l’impatto sarebbe terrificante, visto che l’età media dei lavoratori (il 70% sono di Castello, gli altri comunque della zona) è ben al di sopra dei quarant’anni (le ultime assunzioni risalgono al 2004), e molti sono ultracinquantenni. È il caso di Antonio Buttafoco, 57 anni, dipendente dell’azienda di via Niccoli dal 1980, dove attualmente è responsabile dell’impianto di verniciatura: «Già in passato avevamo vissuto periodi difficili, ma mai a questi livelli, con numeri del genere. Gli ordini - stando così le cose - non arrivano. C’è bisogno di una svolta che porti ad ampliare gli orizzonti, altrimenti sarà dura».
La “partita” è aperta. E le istituzioni (lo stesso presidente Enrico Rossi, quando ha fatto tappa a Castelfiorentino, ha rimarcato che «le porte della Regione sono aperte), sono al fianco dei lavoratori, pur con la consapevolezza che però, il risultato dipenderà in buona parte dalla volontà degli imprenditori. Al presidio di ieri mattina si è presentato anche il sindaco Alessio Falorni: «Ho chiesto la convocazione di un tavolo in Regione e siamo pronti ad attivare tutte le strade possibili, ma tutto dipende dalle intenzioni dell’azienda. Ci sono realtà che sono in difficoltà per motivazioni che vanno al di là della crisi. La Falegnami è una di queste ma rappresenta un pezzo di storia per la Valdelsa e noi stiamo con i lavoratori».
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