Il dolore
coppia gay
Battesimo delle gemelline, “mea culpa” del prete: «Parole eccessive»
Francesco Turchi
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Le gemelle coi due papà, la donatrice dell’ovulo Veronica e la portatrice Kelly. A destra don Federico TartagliaLe prima parole di don Federico Tartaglia dopo il clamore per il sacramento alle bimbe che vivono con il padre biologico di Limite sull'Arno e il suo compagno
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EMPOLI. Don Federico fa “mea culpa”. Per la forma, «motivo di sconcerto e forse di scandalo», ma non nella sostanza. Lo rifarebbe, in nome dell’amore. Ma con parole diverse. Perché quelle che aveva pronunciato durante il battesimo, gli hanno attirato addosso (sicuramente) un clamore mediatico che non si aspettava e (molto probabilmente), qualcosa di più di una ramanzina dal mondo ecclesiastico.
«Il vostro è un amore puro, sincero. Del quale io non ho paura e vorrei non ne avesse neanche la Chiesa». E ancora: Il catechismo della Chiesa ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati, contrari alla legge naturale e in nessun caso possono essere approvati. Io, sacerdote, leggo queste cose guardo voi. E non le condivido». Parole pronunciate il 31 agosto 2014, nella chiesa di San Sebastiano a Roma, dove don Federico Tartaglia ha battezzato le tre gemelline nate grazie alla “surrogazione di maternità”, che ora vivono a Cesano col padre biologico, Simone Michelucci, originario di Limite sull’Arno e con il suo compagno, Roberto Guiducci. Quelle frasi, pronunciate di fronte alle telecamere di Real Time, che ha mandato in onda il servizio domenia scorsa (in piena bagarre sul Ddl Cirinnà) hanno fatto il giro d’Italia.
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Don Federico si è chiuso nel silenzio per un paio di giorni. Poi ha affidato il suo pensiero a Facebook, con un lungo post: «La celebrazione del battesimo mi è stata richiesta dalla famiglia delle tre piccole e dai due papà, Simone e Roberto, e dopo un attento dialogo con loro, valutando il loro sincero desiderio di chiedere per le bambine il sacramento, ho comunicato tale richiesta al vescovo che l’ha accolta, ricordandomi come la Chiesa sia la madre che ha a cuore la vita spirituale di tutti i suoi figli. Evidentemente ho sottovalutato l'insidia mediatica delle riprese televisive e insieme con me penso anche Simone e Roberto, personalmente me ne dispiaccio: per aver gettato clamore ingiustificato su una vicenda che doveva rimanere un incontro di grazia per le tre bambine; per aver permesso che i mezzi di informazione potessero usare alcune delle mie affermazioni a distanza di così tanto tempo all’interno di un dibattito politico che nulla ha a che vedere con quel battesimo; per aver offerto, con le mie affermazioni di dissenso nei confronti della dottrina durante una celebrazione liturgica, motivo di sconcerto e forse di scandalo ad alcuni miei confratelli e ai fedeli».
«Tutto - scrive ancora don Federico - è nato dal desiderio di accoglienza nei confronti di queste tre creature e dei loro due papà, che avendomi a lungo parlato della loro storia e della serie di offese e di oltraggi ricevuti in questi anni, mi hanno comunicato il desiderio che questa scelta potesse essere vista come una scelta di amore e non di provocazione o di eccesso. Devo dire che mi colpì molto il fatto che Simone e Roberto, di fronte alla possibilità di scegliere (così come permette la legge canadese) se tenere solo uno dei tre embrioni fecondati, scelsero di salvare la vita a tutti e tre gli embrioni e di accogliere le tre bambine. Sento - conclude il parroco - di aver agito animato da questo affetto nei riguardi di una diversa storia di vita che per la prima volta ha bussato alla porta della mia chiesa, ma mi dispiace se questo mio affetto mi ha spinto ad andare oltre con affermazioni che non mi competono: esse nascono dal mio modo impulsivo e passionale di intendere la fede, e dal desiderio che tutti possano sperimentare la Misericordia di Dio e che la nostra Chiesa possa essere riconosciuta da tutti per ciò che è: una Madre amorevole e misericordiosa».
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