Il Tirreno

Empoli

Rinvii, ritardi e imprevisti dopo 40 mesi il ponte non c’è

di Marco Pagli
Rinvii, ritardi e imprevisti dopo 40 mesi il ponte non c’è

Smentito dai fatti l’ennesimo annuncio di riapertura della Provinciale Pisana A distanza di tre anni dalla frana, concessa una proroga di 90 giorni alla ditta

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EMPOLI. Mettete insieme quattro persone e cominciate a contare. Otto mani, tante ne occorrono per riuscire a mettere insieme, uno dopo l’altro, i quaranta mesi che ci vorranno – sempre che questa proroga sia davvero l’ultima –per concludere i lavori al ponte sul rio Ganghereto. L’ultimo atto di una vicenda che sta assumendo i contorni del farsesco è, appunto, la proroga concessa ieri dalla Città metropolitana di Firenze alla ditta appaltatrice dei lavori, i quali si sarebbero dovuti concludere entro lo scorso Natale e che invece andranno avanti fino alla fine di marzo. Parte delle opere programmate per l’estate, infatti, sono slittate – manco a dirlo – all’inverno e ciò ha rallentato le procedure. E così è arrivato un nuovo allungamento dei tempi. Il malato è in stato di degenza da oltre tre anni. E non è un paziente qualsiasi. Si tratta della principale – si potrebbe dire l’unica, a meno di improbabili deviazioni – arteria di collegamento tra Empoli e Fucecchio. Ma non solo, è anche il corridoio preferenziale tra la Fi-Pi-Li e l’autostrada A11 Firenze-Mare. I flussi di traffico di questa strada parlano da soli: prima che avvenisse la frana si stimavano circa 16mila veicoli al giorno (8mila per carreggiata), mentre oggi il cantiere infinito ha ridotto i passaggi a 4mila.

La storia del chilometro 6 della strada provinciale 11, situato nella frazione di Gavena, viene da lontano. Era l’ottobre 2012 quando le abbondanti precipitazioni di un autunno particolarmente piovoso provocarono i primi cedimenti del manto stradale. A dicembre su una carreggiata si aprì una vera e propria voragine. Il traffico non poté essere bloccato, proprio in virtù dell’importanza della via di collegamento, e così venne dirottato su una sola carreggiata con tanto di semaforo che smistava il transito. Per non peggiorare lo stato della strada, sulla provinciale venne vietato il passaggio dei mezzi pesanti sopra le 3.5 tonnellate. Un divieto che, però, è rimasto solo sulla carta per diversi mesi.

All’inizio di settembre del 2013 un nostro sopralluogo, a seguito di una segnalazione, testimoniò come la Pisana fosse percorsa da almeno un camion ogni dieci minuti. L’allora delegato alle infrastrutture del Circondario, nonché sindaco di Fucecchio, Claudio Toni alcuni mesi prima, alla fine di marzo di quell’anno, aveva avanzato le proprie preoccupazioni. «Non sappiamo se e quanto il ponte reggerà – aveva detto – le sollecitazioni a cui è sottoposta l’unica corsia percorribile sono notevoli». La durata dei lavori, comunque, era stimata in 12 mesi. «Ci vorrà almeno un anno per tornare alla normalità», aveva affermato. Nel frattempo era in fase di studio l’installazione di un ponte Bailey, sul quale spostare il transito. La posa era prevista per l’inizio di settembre, ma arrivò solo a metà dicembre. Si trattava di un’opera di “somma urgenza”, finanziata dalla Provincia per 223mila euro. In quel modo il tratto della provinciale interessato dalla frana poteva finalmente essere ripristinato in sicurezza e in tempi più rapidi. Almeno in teoria. Si, perché poi ad allungare ulteriormente i tempi sono stati il passaggio di consegne tra la Provincia e la Città metropolitana in materia di infrastrutture e “un certo lassismo dovuto al fatto che l’emergenza era stata tamponata”, come ammisero gli stessi tecnici incaricati durante una conferenza stampa del luglio scorso. In quell’occasione, tra l’altro, amministratori e tecnici indicarono una dead line: entro Natale 2015 il ponte sul rio Ganghereto sarebbe stato riaperto con un costo tra i 250 e i 300mila euro. Una nuova previsione mancata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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