Sicurezza
Condannato e libero ora per il nazista si richiede il processo
L’ex sergente Riss vive in Baviera e non ha fatto un giorno di carcere Il centro Wiesenthal: deve essere assicurato alla giustizia
FUCECCHIO. Incriminare i nazisti ancora in vita che si sono macchiati di eccidi. A chiederlo è il centro Wiesenthal di Gerusalemme, tirando in ballo anche uno dei responsabili della strage del Padule di Fucecchio, l'allora sergente della 26esima divisione corazzata dell'esercito tedesco, che oggi ha 93 anni e si chiama Johann Robert Riss. Il centro Wiesenthal oggi pubblica una sorta di report sui nazisti "da assicurare alla giustizia": Riss, tuttavia, è già stato processato in Italia dal tribunale militare di Roma, che lo ha condannato (in contumacia) all'ergastolo, così come gli altri due imputati, il maresciallo Fritz Jauss e il capitano Ernst Pistor (nel frattempo deceduti).
La sentenza definitiva del tribunale militare è del 2011 ma da allora l'ex sergente Riss non ha fatto un giorno di carcere, né in Germania né in Italia. Questo perchè il tribunale tedesco di Kempten, in Baviera, ha rifiutato di dare attuazione alla sentenza italiana, sostenendo che l'apparato accusatorio italiano non aveva comprovato il coinvolgimento di Riss nell'aver ordinato la rappresaglia all'interno del Padule, che costò 175 morti fra donne, bambini, anziani, alcuni uccisi in modo veramente atroce. Ma di estradizione neanche a parlarne. Una storia intricata, dai risvolti delicati, che va a toccare le emozioni e i ricordi dolorosi di centinaia di famiglie che ripararono nel 1944 proprio in Padule, dove credevano che avrebbero trovato un minimo di riparo dai bombardamenti alleati e dai rastrellamenti nazisti. E invece quel 23 agosto 1944 le truppe guidate dal generale Peter Eduard Crasemann consegnarono le loro azioni alla storia, dando vita ad una delle più efferate stragi della seconda guerra mondiale sul suolo italiano. Ad oggi Riss - se si leggono i documenti del centro Wiesenthal - rientra fra i dieci ufficiali nazisti da "incriminare ed assicurare alla giustizia": il centro Wiesenthal nasce per ricordare Simon Wiesenthal, ebreo austriaco e l primo cacciatore di nazisti. Fu liberato dagli alleati a Mauthausen e partecipò alla cattura di Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dello sterminio degli ebrei. Il centro Wiesenthal chiede di incriminare i nazisti ancora in vita, anche se per Riss sarà improbabile e non soltanto per l'avanzata età. A spiegarlo è Massimo Brancoli, che ha difeso le parti civili nel processo che ha poi portato alla condanna dello stesso Riss: «Dovrei esaminare approfonditamente i documenti del Wiesenthal ma sicuramente posso dire che in Italia non è possibile processare la stessa persona per due volte per lo stesso reato. E Johann Riss è già stato condannato, per cui al massimo si potrebbe chiedere l'attuazione della sentenza, in Italia o in Germania».
È qui che l'ingranaggio si blocca, perché come detto prima la Germania non la vede esattamente come l'Italia: si tratta di una questione infinita, visto che da settant'anni la Germania è costretta a convivere coi suoi scheletri oppure a pagarne le conseguenze. Ma è anche vero che le vittime hanno tutto il diritto a chiedere che le condanne vengano attuate, nonostante si tratti di persone molto anziane. Si tratta pur sempre di milioni di morti e di 175 nel caso dell'Eccidio del Padule. Per capire cosa si prova abbiamo parlato anche con Pietro Guidi, superstite della distrutta famiglia Guidi di Massarella: «C'è rabbia ed amarezza a sapere che queste persone non hanno fatto un giorno di galera: ci sentiamo presi in giro, non ascoltati e dimenticati. Solo noi sappiamo quello che abbiamo vissuto quel giorno: uomini a cui sono stati cavati gli occhi, altri ammazzati senza pietà, altri mutilati e torturati, altri ancora addirittura derubati dopo la morte dei loro oggetti di valore». Pietro Guidi oggi ha 86 anni e - nonostante gli inevitabili acciacchi dell'età - dimostra di ricordare più che chiaramente una vicenda che francamente sarebbe impossibile dimenticare per quanto è stata cruenta. Mostra anche un disegno nel quale ha ricostruito alcune delle scene a cui ha assistito quel 23 agosto 1944 e ci dice che sarebbe importante che venisse coltivata la memoria di questa strage, perchè i giovani non la conoscono abbastanza. Pietro è sopravvissuto ma porta ancora dentro i ricordi di un momento in cui l'uomo si è fatto bestia, utilizzando la giustificazione di colpire i partigiani per poi terrorizzare e sterminare i civili.
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