La protesta
Sforbiciata sulle partecipate due società verso la chiusura
Ecco gli effetti nell’ Empolese Valdelsa con la riforma della pubblica amministrazione Sono il Polo tecnologico conciario e l’azienda Start nata per la crescita delle aree rurali
EMPOLI. La prima tranche di decreti attuativi alla riforma della pubblica amministrazione avrà un impatto immediato su alcune delle partecipate dell’Empolese Valdelsa. La prima sforbiciata innescata dal governo dovrebbe, infatti, avvenire entro l’anno e andrà a colpire nel complesso 2-3mila società sulla base di due criteri ben precisi: fatturato inferiore ad 1 milione di euro e numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti. Tra le partecipate di zona sarà il primo criterio a portare conseguenze, nella fattispecie su due piccole società con partecipazioni pubbliche. Si tratta di Po.te.co, di cui possiede una quota (il 4,3%) il Comune di Fucecchio, e di Start srl, partecipata dal Comune di Montespertoli (per lo 0,86%). Il Polo tecnologico conciario (Po.te.co) “promuove la specializzazione del personale tecnico impegnato nella filiera industriale della pelle – come si legge nella mission della società stessa - con molteplici attività che puntano a formare e aggiornare le diverse professionalità impiegate nel settore conciario”. Nell’ultimo bilancio consuntivo approvato, cioè quello relativo al 2014, la società ha fatto registrare un valore di produzione (tra ricavi delle vendite e delle prestazioni e altri ricavi e proventi) di 382mila euro, con una diminuzione decisa rispetto ai 520mila euro dell’anno precedente.
Un risultato che sembra condannare irrimediabilmente la società guidata dall’ex sindaco di Santa Croce sull’Arno Osvaldo Ciaponi, presidente del consiglio di amministrazione. E ciò nonostante lo stesso Comune di Fucecchio, nel piano di razionalizzazione delle società partecipate redatto due anni fa, avesse confermato la propria partecipazione dal momento che la società gestiva “servizi di interesse generale, apportando concreti vantaggi al territorio e al tessuto economico e produttivo locale e favorendo processi di modernizzazione e innovazione del settore conciario”. Un destino analogo dovrebbe attendere anche la società Start srl. Quest’ultima opera nelle provincie di Firenze e Prato e dispone di quote pubbliche di sei comuni, tra cui quello di Montespertoli, oltre a unioni di comuni e altri enti pubblici e privati. Start è nata dall’esperienza dei gruppi di azione locale e i suoi obiettivi sono: “promuovere e coordinare la diffusione dell'innovazione e della crescita economica delle aree rurali - come si legge sul sito della società – a questo scopo progetta e gestisce iniziative a livello locale, nazionale, europeo”. L’ultimo bilancio consuntivo, relativo al 2014, quantifica il valore della produzione in 269mila euro, in aumento rispetto ai 255mila euro dell’anno precedente. La dismissione sulla base del fatturato dovrebbe avvenire entro un anno dall’approvazione dei decreti attuativi. Tuttavia questo si preannuncia solo come il primo passo di un processo di sfoltimento che affonderà la lama molto più in profondità. Spetterà agli enti locali effettuare una ricognizione di tutte le società nelle quali hanno delle quote di partecipazione per stabilire se hanno i requisiti per rimanere in vita oppure no. Tale ricognizione dovrà portare alla luce le aziende prive di dipendenti, quelle che abbiano presentato quattro degli ultimi cinque esercizi precedenti in perdita (anche se il taglio imposto dal governo Monti nel 2011 proprio sulla base delle perdite in bilancio ha già prodotto effetti da questo punto di vista) e anche quelle che non rientrano nella nuova definizione di partecipata pubblica, cioè una società che produce “un servizio di interesse generale” o progetta e realizza opere pubbliche o è comunque “strumentale” all’ente di riferimento. Ma i decreti attuativi alla riforma potrebbero portare anche un vero e proprio terremoto nei consigli di amministrazione. Ogni anno questi ultimi, considerando solo partecipate dirette dei Comuni e non quelle indirette, pesano per oltre 300mila euro. La riforma prevede di tagliare i componenti dei consigli. In alcuni casi si arriverà ad un amministratore unico, mentre nelle società più importanti il numero verrà ridotto fino ad un massimo di cinque consiglieri.
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