Attenzione
«Mamma, ti vorrei rivivere anche solo per un attimo»
Lettera della figlia alla donna trovata morta con un sacchetto in testa
EMPOLI. «Ti vorrei rivivere, anche solo per un attimo». Debora cita Eros Ramazzotti per scrivere alla mamma che non c’è più. Un messaggio pieno di dolore, con un filo di speranza. Scritto a penna su un cartoncino rosso, “custodito” da un mazzo di fiori, sulla bara di Beata Balon, trovata morta nella sua casa di via Pasteur l’11 gennaio scorso, con un sacchetto di plastica in testa stretto al collo da nastro adesivo. Un mistero, almeno per ora. In attesa della verità (nelle prossime ore sono attesi sviluppi importanti, vedi box a destra), resta il dolore. Che ieri mattina ha riempito la chiesa di Ponzano per l’addio a Beata. C’erano i suoi figli, Debora e Cesare - supportati da tanti amici - l’ex compagno Giuseppe Bongiovanni; le colleghe di lavoro della Manutencoop.
Non c’era, invece, Giuseppe Nocerino, 38 anni, addetto alla vigilanza in un centro commerciale, compagno della Balon, che quella tragica notte, secondo il suo stesso racconto, ha dormito accanto a lei accorgendosi solo al mattino, al risveglio, del decesso.
I figli di Beata si sono rivolti attraverso il Gruppo Mazzini di Padova - all’avvocato Omar Bottaro, per tutelarsi come parte offesa in caso di procedimento penale. Il legale ha nominato un consulente di parte, Daniele Rodriguez, che lavorerà al fianco del consulente della Procura, impegnato in una serie di rilievi ed esami post-autoptici, che dovranno contribuire a chiarire le cause del decesso della donna. Che ha dilaniato i cuori di due ragazzi: «Mamma - scrive Debora - non ci sono parole per descrivere il dolore e il vuoto che hai lasciato dentro me. Spero che tu sia in un posto migliore e che tu possa proteggerci. Mi manchi».
Dall’altare don Wieslaw Olfler, parroco di San Giovanni Evangelista (che ha celebrato il funerale insieme a don Luigi Agostini, parroco di Ponzano e al suo vice Emanuele), prova a dare speranza, attraverso la fede. A lei e a tutti coloro che hanno voluto bene a Beata, con le sue fragilità e le sue paure.
«Mi hanno colpito molto le parole di Beata: “Nessuno capisce la mia sofferenza”. Soltanto Dio può penetrare nel profondo e capire la sofferenza che c’è nei nostri cuori. Possiamo sforzarci di spiegarla agli altri, ma non può essere compresa fino in fondo».
E si riaffaccia il mistero. Il fascicolo della procura della Repubblica di Firenze è per omicidio ma non ci sono indagati. E - a distanza di quasi due settimane - non si esclude ancora che si tratti di suicidio.
«Quando don Luigi mi ha chiesto di celebrare il funerale - dice don Wieslaw - ho cercato di entrare in questa storia, che è un grande mistero, non soltanto per le situazioni particolari che porta con sé. Ma perché un mistero è la vita di ognuno di noi».
«La fede accompagna il nostro cammino, quando il buio invade la nostra vita e non sappiamo dove guardare. Affidatevi al Signore, che svela il mistero della nostra vita». In attesa che gli inquirenti svelino quello della morta di Beata.
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