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Giallo di Ponzano, la chiave nelle nuove perizie

Giallo di Ponzano, la chiave nelle nuove perizie

Sono state chieste dalla Procura per dare una svolta all’indagine sulla donna trovata morta in casa

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EMPOLI. A quasi una settimana l’unica certezza è che è morta. Per il resto, l'indagine sul caso di Beata Balon, la donna polacca di 46 anni, non è arrivata a un porto sicuro e sta riservando sorprese. Come quella dell’orario del decesso. La quarantenne polacca, come ha stabilito l’autopsia eseguita dall’istituto di medicina legale di Firenze, è morta verso le 23 di domenica 10 gennaio. E non la mattina del lunedì come era inizialmente emerso dai primi riscontri e testimonianze. E' ancora fitto, dunque, il mistero sulla tragica fine della donna trovata morta nel suo letto in via Pasteur a Ponzano dove abitava con il compagno Giuseppe Nocerino. La donna aveva la testa chiusa in un sacchetto di plastica fissato al collo con nastro adesivo da pacchi su cui non sarebbero state trovate impronte digitali. E con il rotolino di cartone ancora appeso al collo.

Forse si è trattato di suicidio. O forse di omicidio. Per dare una svolta all’indagine il sostituto procuratore Ornella Galeotti, che coordina le indagini dei carabinieri, ha disposto nuove perizie. Al momento è stato aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti.

Attesi poi gli esiti completi dell'autopsia, compresi gli esami tossicologici, che per ora parla di morte per soffocamento. Nell’appartamento di via Pasteur sono stati sequestrati numerosi medicinali, soprattutto psicofarmaci, e altre piccole bottiglie. Insieme poi a un computer. Tutto materiale che verrà esaminato nei prossimi giorni. Non è escluso che i carabinieri tornino nell’appartamento per fare altre verifiche.

Ci sono infine alcune testimonianze importanti tra le quindici circa raccolte dai carabinieri lunedì scorso, il giorno in cui la donna venne trovata senza vita . Come quella di Rosa che giovedì della scorsa settimana ha conosciuto Beata Balon perché fece un incidente sotto casa sua e lei la soccorse. «Mi sono offerta di accompagnarla a casa. Ma lei ha rifiutato. Non ci voleva andare», ha raccontato ai carabinieri. Perché? Rosa non lo sa, Beata non l’ha detto.

Ma secondo fonti investigative temeva la reazione del compagno. «A me - ha detto l’amica - ha solo chiesto di accompagnarla in albergo, dove sarebbe rimasta per alcune ore, in attesa che le riparassero almeno la ruota».

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