Attenzione
Cliente si sente male, fallisce la rapina
In due fanno irruzione alla Carifi ma l’apertura delle casse è temporizzata e fuggono a mani vuote, anziana sotto choc
EMPOLI. Stava parlando con il cassiere, quando hanno fatto irruzione due uomini armati di trincetto. Sono arrivati alle sue spalle, gridando frasi minacciose per farsi aprire la cassaforte. Lei - piombata all'improvviso in mezzo a un incubo - si è sentita male. Per fortuna i banditi se ne sono andati (a mani vuote), nel giro di pochi minuti. E il primo pensiero dei dipendenti è andato all'anziana: l'hanno tranquillizzata, fatta sedere, portato un bicchiere d'acqua. L'ottantenne empolese si è ripresa dallo choc. Ma si è portata a casa il terrore di quei momenti.
Tutta colpa di due banditi, piuttosto maldestri, entrati in azione alle 9.30 di ieri nella filiale di via Segantini della Cassa di Risparmio di Firenze. In quel momento all'interno della banca c'erano, oltre ai dipendenti e all'anziana, anche altri clienti, in fila davanti agli uffici delle consulenze.
«Avevano un cappellino in testa - racconta la titolare, Romana Banti - e una volta entrati si sono coperti il volto con i foulard». Italiani, sui quarant'anni, si sono diretti verso le casse: «Uno di loro si è fermato qui davanti, dove c'era la signora - spiega Roberto Mannini, dipendente della Carifi - mentre l'altro ha fatto il giro ed è venuto dietro. Agitava qualcosa, penso un trincetto: nella concitazione non ho neanche visto bene. Mi minacciavano, dicevano di aprire cassaforte e casse».
Tutto questo mentre una sua collega e i clienti assistevano impietriti. Roberto ha spalancato un cassetto contenente gli spiccioli. Ma il "piatto" non ha ingolosito i malviventi, che puntavano al malloppo: «Tutte le altre aperture sono temporizzate. Occorrono diversi minuti di attesa. Mi sono spostato per prendere le chiavi e uno di loro si è agitato: gli ho spiegato che senza quelle non potevo avviare l'operazione». Ma in realtà, quando i due malviventi hanno capito che non avrebbero messo le mani sul bottino prima di una decina di minuti, hanno desistito: «Mi hanno detto di spalancare la porta, sono usciti di corsa per poi fuggire a bordo di un'auto». Sulla quale, forse, c'era un complice ad attenderli.
Nel frattempo è arrivata la polizia del commissariato di piazza Gramsci, che ha raccolto le testimonianze (clienti, dipendenti, ma anche commercianti e residenti della zona) e acquisito i filmati ripresi dal circuito di videosorveglianza. In particolare potrebbero rivelarsi utili le telecamere posizionate all'esterno, visto che quando i due banditi hanno varcato la porta avevano il volto scoperto. Intanto però le misure di sicurezza interne alla filiale hanno mandato in fumo il piano messo a punto dai banditi, che al massimo avrebbero potuto mettere le mani soltanto sugli spiccioli. «Tutte le casse e la cassaforte - sottolinea Banti - sono temporizzate e per aprirle è necessaria una procedura che può essere effettuata soltanto dai dipendenti e che richiede diversi minuti di attesa».
Un sistema che è stato installato con l'obiettivo di tenere alla larga i malviventi, o comunque - come è accaduto in questo caso - di spingerli a rinunciare prima che la situazione si complichi con l'arrivo di forze dell'ordine o di altri clienti. Nella giornata di ieri la filiale di via Segantini è rimasta chiusa al pubblico (fatta eccezione per i servizi di consulenza) per permettere le operazioni tecniche di verifica post-rapina previste dalle procedure. Ma a partire da stamani l'attività riprenderà regolarmente.
La filiale di via Segantini della era già stata rapinata il 5 giugno scorso. In quell'occasione i malviventi avevano praticato nella notte un foro nella parete che divide la banca da una cabina Enel. Appoggiato alla parete, proprio dietro alle casse, c'era un armadio (che ora è stato rimosso), che copriva il buco. Così, due malviventi a volto coperto spuntarono dal nulla all'interno della filiale. Minacciarono i dipendenti e si fecero consegnare il bottino, per poi fuggire in bicicletta.
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