Lutto
Morta con un sacco in testa, l'ex compagno: «Voleva troppo bene a sua figlia per lasciarla»
Empoli, a parlare Giuseppe Bongiovanni legato a lei per 15 anni: «Le volevo ancora bene nonostante la fine della nostra storia». Eseguita l'autopsia, al momento non ci sono indagati
EMPOLI. «Voglio sapere com’è morta Beata. Mia figlia deve sapere la verità. È distrutta, ha perso la sua mamma e non sa perché». Giuseppe Bongiovanni è l’ex compagno della quarantaseienne originaria di Varsavia trovata senza vita in camera, nella sua abitazione di via Pasteur a Ponzano. Dalla relazione, durata quindici anni, con la Balon, è nata nostra figlia, ora diciannovenne, secondogenita di Beata Balon, che aveva già avuto un figlio più grande, (che ora vive a Castelfiorentino), da una precedente relazione, quando viveva ancora in Polonia. Al momento non ci sono indagati.
Bongiovanni, originario di Montecatini che ora vive ad Altopascio, è sotto choc. Ieri mattina la ragazza è piombata in lacrime nella sua camera da letto: «Mamma è morta, mamma è morta», continuava a ripetere la ragazza. «È stata avvertita con una telefonata dall’attuale compagno. Tra l’altro il cellulare non le funzionava bene, non riusciva a capire. Poi lui le ha inviato un sms». Che li ha fatti sprofondare nel baratro: «C’era scritto “è morta mamma, chiamani”. Ho preso mia figlia e sono subito andato a Ponzano, ma non ce l’hanno fatta vedere». Il dolore spalanca l’album dei ricordi di Giuseppe. E la mente corre indietro nel tempo, fino ai primi anni Novanta: «Ci siamo conosciuti a Montecatini Terme, lei lavorava in un locale. Per un periodo abbiamo vissuto lì». Poi la decisione di trasferirsi nell’Empolese, zona di riferimento per il lavoro di Bongiovanni, impresario edile: «Siamo andati ad abitare vicino allo stadio Castellani e poi in via Sanzio. Nel frattempo è nata nostra figlia, che è cresciuta a Fibbiana, dove abbiamo vissuto a lungo, fino al 2007, quando ci siamo lasciati». Dopo la fine del rapporto, Beata si trasferì con i due figli a Santa Maria: «Quando ha conosciuto l’attuale compagno sono andati a vivere in via Ponzano e poi in via Pasteur», senza i due figli di Beata, «che lavorava da molti anni alla Manutencoop».
E che in passato - stando sempre al racconto di Giuseppe - «aveva avuto periodi difficili sul piano personale». Ma, continua, «era una persona straordinaria, bellissima e buonissima». Ed ecco che su quei ricordi piomba l’ombra di quel maledetto sacchetto di plastica: «L’ho amata tanto, le volevo ancora bene, nonostante la fine della nostra storia, e ora voglio sapere la verità su com’è morta».
Giuseppe Bongiovanni è tra le persone sentite dagli inquirenti nella caserma di via Tripoli, nel pomeriggio di lunedì 11: «I punti interrogativi sono tanti, a cominciare da quel sacchetto di plastica che le hanno trovato in testa. Spero che le indagini riescano a fare luce su tutta questa vicenda». L’ex compagno non vuole credere che Beata si sia suicidata, anche se questa è una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, insieme a quella dell’omicidio: «Beata aveva vissuto dei periodi difficili; aveva avuto problemi legati all’alcol e alla depressione. E in passato - sempre secondo il racconto di Giuseppe, che ha vissuto per 15 anni insieme alla Balon - era arrivata, in particolari momenti di debolezza, anche a minacciare di compiere gesti estremi. Ma sono convinto che non avrebbe mai lasciato sua figlia da sola a questo mondo. Ora lei è disperata, vuol sapere com’è morta la sua mamma. E voglio saperlo anch’io al più presto».
UN GIALLO IN 7 PASSAGGI
- Lunedì 11, ORE 6.56
Il compagno dà l’allarme. Mancano pochi minuti alle 7, Giuseppe Nocerino chiama il 118 per chiedere aiuto e poi il 112: «La mia compagna è morta, venite in via Pasteur».
- ORE 7.45
La zona diventa off-limits. In via Pasteur spunta una fettuccia dei carabinieri, per tenere alla larga (ad alcune decine di metri di distanza dal civico 28) i curiosi e permettere i rilievi.
- ORE 8.30
Il trentottenne trasferito in via Tripoli. Il compagno di Beata Balon viene trasferito nella caserma dei carabinieri, dove nelle ore successivo sarà interrogato a lungo dagli inquirenti per ricostruire le ultime 24 ore di vitA della donna.
- ORE 12.08
Ok alla rimozione della salma. Il sostituto procuratore Ornella Galeotti lascia via Pasteur per raggiungere la caserma della compagnia di Empoli, dopo aver dato l’ok alla rimozione della salma e disposto l’autopsia.
- ORE 13.20
In caserma amici e parenti della donna. Inizia la “sfilata” di familiari e amici in via Tripoli: vengono sentiti da carabinieri e pm per ricostruire gli ultimi giorni di vita della Balon e i rapporti con il compagno.
- ORE 16.07
Scattano i controlli sul pc sequestrato. I carabinieri portano in caserma alcuni oggetti sequestrati all’interno dell’abitazione, tra questi c’è anche un personal computer.
- Martedì 12
L’autopsia per chiarire le cause del decesso. Stamani all’istituto di medicina legale di Firenze è stata effettuata l’autopsia che dovrebbe chiarire le cause del decesso di Beata.
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