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Meningite in Toscana, l'infettivologo: «La malattia ha alzato il tiro, adesso colpisce i sessantenni»
Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità, sta studiando i casi nell’Empolese: la vaccinazione sui giovani non ha bloccato il contagio. Ancora grave il 58enne ricoverato al San Giuseppe
FUCECCHIO. Sta aggiornando il bersaglio. Non si lascia imbrigliare. Muta, si trasforma, è un batterio ma si comporta come un virus. Ci eravamo illusi di averla arrestata, invece ricomincia da dove è partita, alza il tiro, si fortifica, sta spostando il suo mirino. La meningite adesso colpisce gli anziani. Per gli esperti il cinquantottenne di Fucecchio ricoverato in rianimazione al San Giuseppe di Empoli infatti non è solo il trentaduesimo caso di C, l’ennesima luce rossa accesa su una scia di paura che sta attraversando la Toscana ormai da quasi un anno, ma il segno di un salto di qualità del contagio. «Gli ultimi casi di diffusione di meningococco C sono stati registrati nei sessantenni. Non ne siamo preoccupati, ma è insolito, ci ha spiazzati», dice Giovanni Rezza, il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità che da mesi concentra le sue ricerche sul “caso Toscana”. Ed a sorprendere ancora di più è il fatto che gli ultimi episodi riguardino proprio la zona da cui l’epidemia aveva preso avvio, l’Empolese Valdelsa, e «dove la campagna vaccinale nella popolazione giovanile era stata più capillare ed efficace».
Prima del professionista di Fucecchio, a dicembre, era stata ricoverata al Torregalli di Firenze una donna di 65 anni, residente a Lastra a Signa. Due casi, dunque. Comunque troppi per gli infettivologhi del centro studi del ministero della Salute. Finora, nella letteratura scientifica almeno, la soglia di sicurezza per la meningite è sempre sembrata 45-50 anni. Per questo la campagna vaccinale gratuita della Regione arriva fino a lì. «Di solito - continua Rezza - una volta immunizzata la gran parte degli adolescenti, la meningite si ferma, si raggiunge l’immunità di gregge e il batterio non circola nella popolazione più adulta. Invece siamo di fronte a un tipo di batterio molto aggressivo, che sembra mutare e cambiare obiettivo». L’Istituto Superiore di Sanità studia il batterio da meningococco C che sta colpendo la Toscana da tempo.
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Del resto, l’epidemia non ha precedenti negli archivi storici degli epidemiologi. Dopo il ricovero del professionista di Fucecchio, era subito scattata la profilassi antibiotica per 70 persone. L’uomo, ancora stabile ma in condizioni gravi, dato che la malattia si è sviluppata come sepsi diffusa, è il 32 esimo caso di C, la lettera della paura, che nell’Empolese ha colpito cinque volte e preteso tre vittime. Il centro studi in questi mesi di ricerche è riuscito ad tipizzarne il ceppo. «Appartiene al “complesso clonate ST11 - continua Rezza - Non è nuovo né per la Toscana né per l’italia, ma è molto aggressivo e invasivo, e si muove in modo diverso dal passato. Per questo credo sia necessaria un’accelerazione nelle analisi per capire meglio le sue dinamiche».
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L’Istituto da mesi sta preparando un piano per condurre uno studio sui cosiddetti portatori faringei del batterio C. Per farlo serve che le Asl chiamino la popolazione, soprattutto la non vaccinata, ad eseguire un tampone sulla lingua. «I protocolli sono pronti - dice Rezza - Adesso è la Regione a dover dare il via e a decidere come organizzare l’indagine, ma c erto dovrà partire dalle aree di maggior diffusione, senza dubbio l’Empolese Valdelsa». Dove ancora una volta sta lottando fra la vita e la morte un’altra persona.
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Aggiornamento del 14 gennaio: si sono verificati altri 3 casi in Toscana: due di tipo C, a Prato e Lucca. Qui tutti i dettagli e i particolari sulla profilassi
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