Il Tirreno

Empoli

«Tutti possono provocare dolore», in centinaia per l’addio al cacciatore

Giacomo Bertelli
Il funerale a Certaldo
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Il funerale a Certaldo

Nell’omelia in S. Tommaso a Certaldo don Amati ha fatto riferimento al compagno che ha esploso il colpo e ha invitato la comunità a sostenere la famiglia Leoncini. Cerimonia conclusa con un lungo applauso

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CERTALDO. Una piazza in lutto e in silenzio è quella che ha accompagnato il 9 gennaio  l'ultimo saluto a Giancarlo Leoncini, il 63enne certaldese, ucciso a caccia da un colpo di carabina il 5 gennaio scorso nella zona di ripopolamento a Tavolese durante una battuta al cinghiale. Centinaia di persone, tra parenti, amici, conoscenti si sono radunati nella chiesa di San Tommaso. Un lungo silenzio, interrotto solo dal pianto di chi non crede ancora a quanto successo. Un dolore troppo grande che deve essere ancora metabolizzato nella comunità locale. Un colpo di carabina che in un attimo ha gettato nel dolore la famiglia di Giancarlo, la moglie Giuliana e i due figli, Genny e Gianluca, oltre che Alberto Falorni, amico di tante battute che ha esploso il colpo letale e che ora è accusato di omicidio colposo.

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A piangere è la comunità. Erano in tantissimi, c’erano anche i suoi datori di lavoro e ovviamente i tanti amici cacciatori, presenti la mattina del 5 gennaio nella collina di Tavolese per abbattere i troppi cinghiali nella zona. Tartufai ma anche pescatori, in tanti conoscevano Giancarlo Leoncini, noto in paese per i suoi numerosi chilometri percorsi con l'ape blu per portare l'acqua alla drogheria Orsi. Presente anche il comandante della stazione locale dei carabinieri, Leonardo Micheloni che il 5 gennaio era sul posto per accertare la dinamica di questo colpo letale, assieme alla polizia provinciale.

La celebrazione è cominciata alle 15, con il carro funebre che è arrivato dalla cappella della Misericordia.
La chiesa stracolma, tra l'altro oggetto di lavori di restauro, ha obbligato il parroco don Pierfrancesco Amati, a lasciare aperto il portone. Tanta infatti la moltitudine di persone che ha riempito ogni angolo della chiesa. Durante l'omelia il sacerdote ha invitato la comunità a dare «forza e sostegno alla famiglia, perchè ognuno di noi può programmare la sua vita ma nessuno di noi è certo di arrivare alla sera, perchè non siamo più forti della morte. Sono poche le cose che possiamo determinare». Don Amati ha ricordato inoltre come «la creazione aspetti con impazienza la liberazione», quella ascesa in cielo che ha interrotto tragicamente la vita di Giancarlo. Parole di conforto e speranza che oltre a toccare la famiglia Leoncini, hanno riguardato anche Alberto Falorni: «Ogni persona sulla terra può provocare del dolore, a volte inspiegabile, questa però è una tragedia che non riusciamo a capire razionalmente».

All'uscita del feretro una volta concluso il funerale è scattato spontaneo un saluto, proprio dagli stessi amici cacciatori, compagni di tante battute. E' bastato un colpo di mano per sciogliere la tensione che si era concentrata in piazza Boccaccio. Un lungo applauso, anticipato dalle lacrime e dalle grida di sgomento dei familiari rimasti all'interno della chiesa, una volta posizionato il feretro nel carro funebre. Poi il viaggio verso il cimitero della Misercordia dove sarà sepolto.
 

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