Attenzione
Il cacciatore ucciso dal proiettile sparato fuori dal “cono di tiro”
Autopsia sul corpo del pensionato di Certaldo, emergono nuovi particolari che confermano l’errore dell’amico Intanto oggi dovrebbe arrivare l’ok alla restituzione della salma alla famiglia che potrà fissare il funerale
CERTALDO. Una tragica fatalità, causata da un errore sconcertante. E' questa l'ipotesi che col passare delle ore acquista sempre più consistenza tra gli investigatori che indagano sulla morte di Giancarlo Leoncini, 63 anni, il cacciatore di Certaldo colpito a morte martedì scorso da un proiettile sparato dal compaesano Alberto Falorni, 70 anni, durante una battuta di caccia al cinghiale in località Tavolese, a Marcialla.
Ieri è iniziata l'autopsia sulla salma di Leoncini, disposta dal pubblico ministero della procura fiorentina Paolo Barlucchi all'istituto di medicina legale di Careggi. L'esame autoptico ha già dato alcune risposte sul terribile incidente.
Innanzitutto quella sull’identità del cacciatore che ha ucciso il 63enne. Nessun dubbio infatti che si sia trattato proprio di Falorni, attualmente indagato per omicidio colposo. Per un motivo semplice: il proiettile che ha ucciso il pensionato è entrato all'altezza del fianco destro, ha attraversato l'addome della vittima ma non è uscito del tutto: il giubbotto in dotazione a Leoncini lo ha ritenuto all'altezza del fianco sinistro, permettendone estrazione e recupero. E trattandosi di un proiettile da carabina modello 3006, non può essere stato che il settantenne Alberto Falorni a sparare e abbattere mortalmente l'amico in quel campo di grano: l'unico, del gruppetto di circa 30 cacciatori 'esperti' impegnati nell'operazione di abbattimento programmato di ungulati, dotato di quello specifico tipo di arma, come hanno subito appurato gli agenti di polizia provinciale e i militari della stazione di Certaldo intervenuti sul posto.
Anche la traiettoria del colpo conferma l'identità dello sparatore: dall'alto verso il basso, obliquamente. In corrispondenza perfetta con la disposizione della posta di Falorni, effettivamente un po' più in alto - e distanziata di alcune decine di metri - rispetto a quella di Leoncini. Il 63enne - stanno ricostruendo gli inquirenti - ha sparato con ogni probabilità quando il cinghiale avvistato poco prima in una collinetta a ridosso del bosco, era ormai uscito dal suo “cono di tiro”.
Errore grave e grossolano, in condizioni di buona visibilità, forse causato da un eccesso di sicurezza. Ma pur sempre errore: nulla infatti sarebbe emerso di sospetto nei rapporti tra i due cacciatori, secondo investigatori e inquirenti. Gli esiti completi dell'esame autoptico comunque non sono attesi soltanto dagli investigatori: anche la famiglia Leoncini aspetta con ansia che la salma del loro caro sia ufficialmente dichiarata 'libera' dal pubblico ministero, per poter fissare il funerale. Ufficialità che potrebbe arrivare già nella giornata odierna. L'intera Certaldo, d'altronde, è in attesa di poter dare l'ultimo saluto al suo sfortunato cacciatore.
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