Sicurezza
Bimbo nato morto, denuncia dei genitori
Per il parto finito male una coppia accusa un medico di un ospedale fiorentino
VINCI. Hanno chiesto di programmare il parto indotto, all'ospedale fiorentino San Giovanni di Dio a Toreregalli (Firenze), perché il feto pesava già tre chili e 600 grammi ma il medico avrebbe rinviato la data ritenendola prematura.
Dopo altri rinvii, il giorno prima del nuovo appuntamento con il dottore però la donna non ha sentito il feto muoversi più. La coppia, che abita a Vinci - la madre di 44 anni aveva già subito un aborto in precedenza - è accorsa in ospedale, sempre a Firenze, ma il piccolo non aveva più battito cardiaco ed è nato morto.
L'episodio è avvenuto il 24 agosto scorso e ora è oggetto di una denuncia-querela in procura della Repubblica e di una citazione depositata in tribunale a Firenze da parte dell’avvocato della famiglia di Vinci per il riconoscimento della responsabilità civile dell'Asl in ordine al decesso e ai danni biologici e psichici subiti dai genitori mancati. Una citazione, tra l’altro, sempre come spiega il legale dovuta al fatto «che la mediazione obbligatoria è stata vanificata perché l’azienda sanitaria ha deciso di non presentarsi il mese scorso, l’11 dicembre esattamente».
La coppia dell’Empolese aveva alle spalle un percorso di stimolazione ormonale e di fecondazione con impianto nell'utero per riuscire ad avere un figlio. Per sostenere che il loro atteso primo bambino si sarebbe potuto salvare, i coniugi e il loro avvocato si basano innanzitutto sull'esito dell'autopsia, secondo la quale il piccolo «era perfettamente sano».
Il neonato sarebbe deceduto per soffocamento perché "troppo grande" (quattro chili e 270 grammi di peso) in rapporto allo spazio e al poco ossigeno nella placenta, scarsamente irrorata di sangue.
Secondo i periti della coppia empolese, la causa della morte «è da individuarsi nel ritardo ingiustificato nel parto».
Come ha spiegato il loro avvocato Guglielmo Mossutto si sarebbe dovuto tenere presenti, secondo i periti, l'età della donna, il rischio di diabete gestazionale considerato il peso del feto, e la patologia genetica che le ha reso sempre difficile restare incinta.
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