Il Tirreno

Empoli

La ripresa invisibile La Cgil: più i posti persi che quelli nuovi

di Marco Pagli
La ripresa invisibile La Cgil: più i posti persi che quelli nuovi

L’allarme del sindacato per la cassa integrazione: «Per le nostre piccole aziende copertura solo tre mesi»

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EMPOLI. Nell’anno consacrato alla ripresa, il settimo dopo lo scoppio della crisi economica, il bilancio tracciato dalla Cgil del territorio è tutt’altro che positivo. Anzi, a ben guardare è tragico. I posti creati sono meno rispetto a quelli persi. Ma non solo, sono anche di qualità peggiore rispetto a quelli andati in fumo. I problemi sono tutti sul tavolo. «La ripresa non c’è, non esiste – attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del Lavoro di zona – il saldo tra occupazione creata e occupazione persa è negativo. Spesso ci facciamo fuorviare dai numeri perché questi sono presentati in maniera parziale. Ma la questione è semplice: sono stati tagliati diritti e tutele dicendo che ciò avrebbe agevolato gli investimenti e invece ci ritroviamo in una situazione in cui la carenza di lavoro è sempre più strutturale. I giovani non trovano lavoro perché non c’è e chi parla di ripresa, oltre al danno, provoca anche la beffa su milioni di ragazzi che in questo modo sono ancora più disorientati e convinti che la colpa sia loro». Il punto di osservazione della Cgil è privilegiato, dal momento che può contare su un bacino di iscritti di 35mila persone. Bacino che, come ci tiene a precisare Rossi, «siamo riusciti ad incrementare di circa 800 unità quest’anno, nonostante tutte le difficoltà del caso».

Ma non basta questo moto di orgoglio per riuscire ad esultare di fronte ad una situazione tanto difficile. L’analisi spazia tra i diversi settori e porta alla luce problemi di vari natura. Dagli ammortizzatori che mancano agli appalti – specie quelli pubblici – sempre più al ribasso, a tutto svantaggio dei lavoratori. E poi i contratti che non vengono rinnovati, i tagli ai servizi, la mancanza di prospettiva. «C’è un enorme problema legato alle coperture degli ammortizzatori sociali – spiega Yuri Campofiloni della Fiom – nella zona il 70% delle aziende sono artigiane e per il 2016 il governo ha autorizzato un massimo di tre mesi di cassa integrazione in deroga, che è l’unico ammortizzatore disponibile per questo comparto. Se l’orizzonte non si ribalta in positivo nel giro di qualche mese, con quali strumenti si pensa di tenere in piedi un sistema che occupa migliaia e migliaia di persone e dà da mangiare ad altrettante famiglie?». Gli effetti, d’altronde, sono già sotto gli occhi di tutti con un aumento degli sfratti per morosità – tanto per fare un esempio – che «colpiscono principalmente giovani coppie che hanno perso il lavoro e non sanno più come pagare il mutuo – come ribadisce Rossi – siamo arrivati ad una cinquantina di caso, con circa 35 eseguiti con l’intervento della forza pubblica. Si tratta di qualcosa di mai visto nella nostra area».

Il tema degli appalti è un altro grande nodo. «Nel comparto pubblico, per tutto ciò che riguarda i servizi, siamo in una situazione difficilissima – afferma Beatrice Ciofi della Funzione Pubblica – il 90% dei circa 1.500 lavoratori delle cooperative hanno tutti contratti part-time. Il tempo pieno non si riesce più a fare perché le gare sono sempre più al ribasso e chi si aggiudica il bando deve barcamenarsi riducendo le ore dei lavoratori. I ribassi arrivano fino al 40-50% e ciò non è più sostenibile, ci sarebbe bisogno di un controllo politico». La situazione del commercio, e della grande distribuzione in particolare, non è tanto più rosea. «Abbiamo affrontato due giornate di sciopero per il commercio – dice Donatella Galgani della Filcams – e ancora le grandi cooperative, tra cui la più grande nella zona è Unicoop, non si è resa disponibile a rinnovare il contratto».

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