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«I social network come la droga», la prova arriva da un neo-dottore

Marco Pagli
«I social network come la droga», la prova arriva da un neo-dottore

Il ventiseienne Giammarco Simoncini si è laureato con una tesi sulla dipendenza da Facebook: «Boom di separazioni e giovani dissociati dalla realtà». In cantiere uno sportello di consulenza e terapia

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EMPOLI. Ha studiato il lato oscuro della luna, the dark side of the moon. Un altro pianeta, quello dei social network e di Facebook in particolare, fatto di un miliardo e mezzo di persone e che nasconde appunto un lato oscuro. Giammarco Simoncini, 26 anni di Capraia Fiorentina, si è brillantemente laureato pochi giorni fa in psicologia all'Università di Pisa con una tesi, la prima in Italia, sulla dipendenza da Facebook. La sua conclusione è stata che la dipendenza esiste davvero e che per molti aspetti è simile a quella da alcol, droghe, gioco d'azzardo.

«Questo tipo di dipendenza non è ancora riconosciuta dalla comunità scientifica – racconta – perché si tratta di un fenomeno relativamente giovane. Tuttavia sempre più psicologi nel mondo si stanno interrogando sul problema e si stanno organizzando per rispondere ad un aspetto inedito, impensabile fino a qualche anno fa». Il suo sogno è quello di aprire uno sportello di consulenza e terapia sul territorio.
Inoltre, Giammarco ha già contattato alcune scuole proponendo incontri informativi per i più giovani. Sì, perché secondo le statistiche ad avere un profilo in Italia sarebbe più della metà della popolazione con un'incidenza enorme tra i giovanissimi.

Collateralmente, però, c'è da approfondire un tema in continua mutazione, una realtà virtuale e per questo liquida, veloce e inafferrabile. «Sono quattro anni che mi occupo di questo tipo di dipendenza a livello di studio – spiega il dottor Simoncini – con la mia prima tesi (per la laurea triennale con il professor Basile, ndc) ho raccolto alcuni studi che erano stati pubblicati in Norvegia, Turchia e Stati Uniti. Con la seconda tesi, poi, ho analizzato la dipendenza causata da un forte utilizzo di Facebook attraverso dei questionari che ho inviato a giovani con età compresa tra 20 e 30 anni su tutto il territorio nazionale».
All'invito hanno risposto in 500, fornendo un campione verosimile dal quale poter trarre delle conclusioni. «Abbiamo osservato effetti importanti – prosegue – sulla comunicazione e sulla relazione con le altre persone. Il forte utilizzo porta in molti casi ad una dissociazione dalla realtà, si perde il desiderio sessuale, vengono intaccate le abitudini alimentari e si tende a mangiare di più. Tutti effetti che è possibile osservare anche in altri tipi di dipendenze riconosciute».

Accanto a questo, poi, ci sono una serie di implicazioni sociali che rischiano di diventare molto pericolose. I soggetti più colpiti sono gli adolescenti, cresciuti nell'era dei social network e spesso incapaci di intessere relazioni al di fuori della sfera virtuale. E le coppie, minate alle fondamenta da strumenti come Facebook e WhatsApp. «Chi è nato con i social network non ha termini di paragone con il passato – afferma – conosce questa realtà e basta. Ci si riversa dentro e spesso ci si rinchiude, rischiando di staccarsi da ciò che lo circonda e di confondere la propria bacheca con la vita sociale. Mentre per quanto riguarda le coppie è stato osservato un boom di separazioni legate all'esplosione delle applicazioni che dicevamo: si parla sempre meno e si alimentano sospetti e gelosie, innnescando dinamiche assurde causate da un'amicizia virtuale stretta con un'altra persona oppure da un post pubblicato. In entrambi i casi ci si scorda troppo spesso che i social network vanno presi per quelli che sono e cioè degli strumenti che possono aiutare la comunicazione».
Insomma, la giungla si nasconde dietro l'angolo o meglio dietro lo schermo dei nostri pc e dei nostri smartphone. E' un mondo pieno di pericoli, il lato oscuro della luna appunto. La domanda, a questo punto, è cosa fare. «Gli psicologi hanno cominciato a buttare giù alcune linee guida. Il primo passo è riconoscere il problema, che si tratti di figli o di partner. E poi arriva il lavoro vero, cioè educare ad un uso positivo dei social network. E' questo quello che spero di poter fare attraverso lo sportello e l'incontro di adolescenti nelle scuole». Per ora Giammarco Simoncini ha cominciato ad affilarsi le unghie portando la sua esperienza in alcuni gruppi in collaborazione con il dottor Andrea Taddei, in attesa di raggiungere l'abilitazione da psicologo e di poter realizzare il suo sogno.
 

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