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Finisce in carcere per errore, non è un bandito: risarcito

L’avvocato Fabio Generini, legale di Joan
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L’avvocato Fabio Generini, legale di Joan

Era accusato di aver rapinato un’anziana in casa a Montelupo, dopo un calvario giudiziario di sei anni riceverà sedicimila euro

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MONTELUPO. L’uomo che non c’era si chiama Joan, ha 35 anni ed è stato in carcere a Sollicciano per oltre un mese a causa di un colpo al quale non ha preso parte. Quello ai danni della signora Maria, 83 anni, rapinata nel novembre 2009 nella sua abitazione a Montelupo Fiorentino dopo essere stata legata mani e piedi con delle stringhe e neutralizzata con un cuscino sulla bocca.

Nei giorni scorsi, dopo 6 anni di interrogatori e processi, la sua vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa con la pronuncia di assoluzione della Cassazione: Joan è stato riconosciuto vittima di un clamoroso scambio di persona e di un altrettanto clamoroso errore giudiziario. Non mentiva quando ripeteva agli investigatori che lo hanno indagato, ai pm che l’hanno inquisito, ai gip e ai giudici che l’hanno giudicato «io a Montelupo non ci sono mai stato in vita mia». E quindi - ha stabilito la prima sezione penale della Corte d’Appello di Firenze accogliendo l’istanza di riparazione presentata dai suoi legali, gli avvocati Fabio Generini e Mauro Marconi – ha diritto a un risarcimento per ingiusta detenzione da parte dello Stato. Calcolato in circa 254 euro per ogni giorno passato da innocente dietro le sbarre, più una cifra forfettaria per il resto dei giorni in cui ha vissuto sotto provvedimento restrittivo e per la perdita del lavoro. Totale: sedicimila euro. E pensare che la stessa donna rapinata, davanti alla sua foto segnaletica, disse agli investigatori che l’uomo che l’aveva legato mani e piedi con le stringhe poteva essere Joan “con una percentuale del 50%”. La stessa di un aleatorio ‘testa o croce’ nel lancio della monetina. E che persino uno dei tre banditi che prese realmente parte a quella rapina – il connazionale Gheorghe Sorin Subtirelu – lo scagionò, dicendo che il 35enne quella sera non c’era affatto. A incastrarlo erroneamente sarebbe stato invece il tabulato di un’intercettazione da cui emergeva come il 35enne, nei giorni della rapina, si trovasse nello stesso ristorante romano in cui Subtirelu stava cenando con il resto della banda.

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Peccato però che Joan, effettivamente presente in quel ristorante, stesse cenando a un altro tavolo con un amico inglese. Lontano dai suoi connazionali. «La storia processuale di questo ragazzo è stata caratterizzata da un errore giudiziario che si è verificato al momento del suo arresto e si è poi procrastinato nel tempo tramite le valutazioni di altri giudici – sostiene l’avvocato Fabio Generini – d’altronde la Giustizia dello Stato non è solo quella che arriva ad accertare la responsabilità penale di un imputato o la sua innocenza, ma è anche quella che arriva dopo 6 anni a riconoscere il proprio errore giudiziario e provvedere a risarcire chi ha subito un'ingiusta detenzione» conclude soddisfatto. L’uomo che non c’era, nel frattempo, è tornato in Romania. Con sedicimila euro in tasca e tante scuse da parte dell’Italia.

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