Palio di Fucecchio: dietrofront di Torre, ritirato il ricorso al Tar
L’avvocato della contrada: «Polemica comica, volevamo soltanto il rispetto del regolamento»
FUCECCHIO. Colpo di scena clamoroso nel mondo del Palio: la contrada Torre, infatti, ha rinunciato al ricorso contro l'associazione Palio delle Contrade e contro il Comune di Fucecchio, la cui prima udienza si sarebbe dovuta tenere il 13 gennaio 2016.
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La contrada squalificata - non direttamente per i fatti dell'ultimo Palio ma per somma d'ammonizioni - era difesa dagli avvocati Ferdinando Biondi, Stefano Ciulli, Luca Profeti ed Elisa Bindi, che fanno parte dello studio legale dell'ex sindaco di Fucecchio Biondi. Ed è proprio Biondi a spiegare come era nato il "progetto" ricorso: «Non abbiamo fatto nessun ricorso contro il Palio ma a favore. Noi volevamo che si ripristinasse la legalità del regolamento, perché le sanzioni comminate alla Torre violano il regolamento stesso. Poi su questo è stata montata una polemica comica: hanno parlato tutti senza aver letto il ricorso, oppure senza averlo capito. Noi non volevamo mettere in dubbio il Palio ma soltanto chiedere l'annullamento dei verbali sanzionatori di cda e probiviri».
Dal ricorso - ora ritirato - si evince infatti un numero rilevante di contestazioni: innanzitutto che non è stato rispettato il termine dei 60 giorni per la comunicazione del provvedimento insindacabile dei probiviri; inoltre lo stesso collegio avrebbe superato le proprie funzioni, modificando invece di confermare o annullare le sanzioni comminate dal cda, come da regolamento. Ma il punto nodale rimane un altro, cioè quello sulle due ammonizioni a Torre: si rivendica una differenza tra quanto riportato sul verbale del mossiere Renato Bircolotti e su quello del cda per quanto riguarda i comportamenti fra i canapi dei fantini di Torre e Massarella. Questo in più punti, sia sull'ostacolo alla mossa (che è costato un'ammonizione) sia "sull'abbraccio" fra il fantino torrigiano Giosuè Carboni e quello massigiano Giuseppe Zedde, che ha portato alla seconda ammonizione. Queste due sanzioni, sommate alla pregressa ammonizione del 2013, hanno portato di conseguenza alla squalifica, perché se una contrada si becca tre ammonizioni in 5 anni deve saltare una carriera.
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Nello stesso ricorso si chiedeva la sospensione dei provvedimenti palieschi, perché considerati "illegittimi, immotivati e sproporzionati rispetto a quanto espresso dal regolamento". La sospensione sarebbe servita per evitare alla contrada Torre di non prendere parte alla corsa, fattore che avrebbe avuto gravi conseguenze sulla vita stessa di contrada. Oltretutto, per convincere il giudice amministrativo che non ci sia "difetto di giurisdizione" si sostiene che i soggetti privati dell'associazione Palio (le contrade ndc) non possano partecipare attivamente alla vita dell'associazione, perché questa è "indirizzata" dalla parte politica del consiglio d'amministrazione, che è di nomina sindacale. In poche parole gli atti dell'associazione (comprese le squalifiche) si sarebbero potuti equiparare a quelli di un ente pubblico (di cui il Tar si occupa) in quanto "tutte le posizioni di controllo e decisionali fanno capo all'amministrazione comunale e ne sono diretta e inequivocabile espressione". Ma allora perché Torre ha rinunciato al ricorso? «La contrada - spiega Biondi - ha ritenuto di non proseguire perché secondo l'opinione comune al suo atto si attribuivano gravi danni al Palio. Noi invece volevamo soltanto far rispettare il regolamento, che è stato disatteso oltreché violato».
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