Il Tirreno

Empoli

Gli irriducibili di nuovo a Roma

di Marco Sabia
Gli irriducibili di nuovo a Roma

In centinaia di fronte alla sede di Bankitalia. Anche Angelo, ottantenne, col cartello “La mia vita uguale zero”

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EMPOLI. Non hanno nessuna intenzione di fermarsi i risparmiatori di Banca Etruria: anche ieri, infatti, una nutrita rappresentanza di ex azionisti e obbligazionisti da Vinci (Vitolini e Sovigliana), Empoli, Limite sull’Arno e Fucecchio è salita sull’autobus, direzione Roma, per prendere parte alla manifestazione voluta da FederConsumatori e Adusbef per protestare (davanti alla sede di Bankitalia) contro il decreto che ha sì salvato quattro istituti in difficoltà ma a carissimo prezzo, con l’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Testimonianze toccanti, come quella di Angelo, 80enne ex conciatore di Vinci, che ha perso 58.000 euro. Sul petto porta un cartello che recita “La mia vita= zero”, perché ora ha perso i soldi per la sua vecchiaia: «Il 2 dicembre – racconta - mi ha chiamato il direttore della filiale, mi ha mostrato il foglio "azzerato, azzerato, azzerato". E i miei soldi sono spariti». E come Angelo ce ne sono tanti altri. Dall’Empolese Valdelsa ecco la testimonianza di Roberta Gaini, la cui famiglia aveva investito nelle obbligazioni dell’Etruria:«Ci sentiamo truffati, perché Renzi va in giro a dire di aver salvato tutti ma lo ha fatto sulla nostra pelle. E ci sentiamo umiliati, perché noi ci fidavamo: non si può pensare di sapere tutto quando si va in banca, sfido chiunque a conoscere ogni norma. Noi eravamo lì soltanto per mettere in sicurezza i nostri soldi, non per speculare. Da quando hanno azzerato tutto stiamo malissimo, ci sarebbe da chiedere anche i danni per la sofferenza che stiamo provando». Nonostante questo non c’è nessunissima intenzione di riporre le “armi”, anzi:«Siamo piccoli ma siamo uniti – continua – e ci troviamo davanti istituzioni immensamente più grandi e potenti di noi. Tuttavia non possiamo essere noi a pagare, perché la nostra unica “colpa” è stata quella di aver portato i soldi in banca, come fa ogni italiano. A questo punto si mette in dubbio tutta la cultura del risparmio che c’hanno insegnato i nostri nonni e padri facendo tanti sacrifici, perché qui ci sono persone di ottanta anni che hanno perso tutto e non lo sanno, poiché i figli cercano di preservarli da una delusione del genere». Anche ieri i risparmiatori hanno chiesto di poter parlare col presidente della repubblica Sergio Mattarella ma non è stato possibile. E c’è in ballo pure la lettera scritta a Papa Francesco, un gesto simbolico, anche perché il bersaglio è chiaramente un altro:« Il premier sta continuando a dire di aver salvato posti di lavoro e conti correnti. Però noi siamo rimasti fuori, vogliono che la nostra voce sparisca ma non succederà: noi non siamo speculatori, non rincorrevamo facili guadagni. Sul pullman insieme a me ci sono persone che hanno sessant’anni: il nonno che aveva risparmiato per il figlio, io che avevo messo da parte qualcosa per le mie bambine, perché non ho idea del futuro che avranno».

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