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CONTRO LA DEMOLIZIONE »IN PIAZZA DELLA LIBERTÀ

CONTRO LA DEMOLIZIONE »IN PIAZZA DELLA LIBERTÀ

CERTALDO. Il monumento della Resistenza in piazza della Libertà, ormai in condizioni di degrado, verrà abbattuto. Ma l’architetto che lo ha costruito, Silvano Salvadori, lancia l’ultima difesa della...

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Il monumento della Resistenza in piazza della Libertà, ormai in condizioni di degrado, verrà abbattuto. Ma l’architetto che lo ha costruito, Silvano Salvadori, lancia l’ultima difesa della sua opera, realizzata con Siliano Simoncini e inaugurata nel 1981. Un’opera con i colori che sono andati via e una vasca che non contiene più acqua. E parti, una macina, che addirittura sembra sia stata rubata perché non si trova più. Ora il Comune, dopo un percorso partecipativo, passerà presto alla demolizione e all’installazione di un’altra opera sulla Resistenza.

Ma l’architetto difende la sua creazione fino all’ultimo. «So che la mia è una battaglia persa in quanto la decisione politica è già stata presa, ma contrastarla è mio democratico diritto - attacca- Ciò che un po' mi dispiace e che questa decisione di abbattere il Monumento alla Resistenza, costruito sotto la spinta di una comunità che fu compatta su tale scelta, venga da una classe dirigente che quella piazza l'ha vissuta, ci ha giocato, che dice di averne capito il senso, di averlo apprezzato, ma che ora cede a bisogni più struggenti di "modernità"».

«Bisogni legittimi, che potrebbero benissimo realizzarsi, mantenendo questo vincolo - va avanti - di ciò che esiste, nella progettazione. Un vincolo è spesso l'occasione di un aguzzamento del cervello e della creatività. Che si possa sondare i "bisogni" dei cittadini fornendo alla gente una piantina dell'area e pregandola di "progettarci" qualcosa, mi sembra un esempio di pessima compartecipazione; è prendere la via di una banalizzazione del progettare».

Quel monumento non era soltanto una "cartolina", un allestimento statico a memoria del dolore e della guerra. «Tanti di noi hanno visto la pubblicistica di guerra - va avanti l’architetto - Ma di quelle trincee, di quelle rovine, di quegli spazi e volumi di sofferenza nulla trapela nei sensi di chi guarda. La memoria vera può essere solo un percorso di tappe e di riflessioni, di concretizzazioni temporali fino a giungere alle visioni future a cui rimaniamo fedeli perché dimostriamo che gli obbiettivi di chi si sacrificò sono quelli che noi testimoniamo di voler vivere ancora. Quel Monumento era un monumento alla pace riconquistata dopo la guerra; non si fermava alla sofferenza, al retorico dolore».

La realizzazione fu condivisa da tutte le associazioni che fecero parte della giuria che assegnò la realizzazione a Salvadori e Simoncini. «Fu da me presentata alle case del popolo - va avanti - Non s'è alzata una voce di indignazione per come è stato abbandonato, contro la negligenza per un doveroso decoro. Certo se a qualsiasi cittadino si rompono delle mattonelle in bagno, si corre a sostituirle; qui una pietra rimossa, una semplice sbonconcellatura si è lasciato rimanessero vive offese alla memoria. Perfino una macina è stata asportata senza che nessuno se ne accorgesse o lo denunciasse. In trentacinque anni nessuna delibera di spesa, pur minima, è stata fatta, limitandosi a mandare gli operai a eliminare ora l'acqua della fontana - mettendovi fiori-, ora a interrare la piccola e suggestiva "trincea" alla base delle macine, o a non fare gli interventi di ripristino dell'illuminazione originaria. Il tutto senza mai informarne il progettista». «Il sottoscritto è stato ingenuo - spiega Salvadori che è stato anche dirigente scolastico - perché fidando nell'amicizia e nel rispetto, nella sua riconosciuta militanza di insegnante, nella sua facile reperibilità, nel noto suo disinteresse per i compensi (e ne chiamo a testimonianza gli enti pubblici per i quali ho lavorato), non ha mai fatto atti ufficiali di opposizione alla sua onorabilità di progettista ed esecutore». «E' stato questo un monumento solido, fatto per durare con finiture diversificate e ben eseguite che solo decenni di piccoli vandalismi non riparati hanno ridotto ad un rudere - conclude l’autore - E' certamente il memorial più grande e pertinente che si è dedicato alla Resistenza in Toscana. Certo qualcuno ha avuto in odio quest'opera, perché mai si sono fatte azioni di progettazione su di essa che potevano non solo mantenerla, ma migliorarla togliendo accessi e scalini che le norme successive avrebbero reso necessari (tipo protezioni eventuali per alcuni pericoli )».

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