Il dolore
Acqua con troppo calcare ecco i risultati di un’indagine
È stata commissionata dall’autorità idrica: più della metà degli utenti serviti da Acque spa non bevono quella che esce dai rubinetti di casa perché la qualità non è soddisfacente
EMPOLI. Più del cinquanta per cento degli utenti di Acque non beve mai l’acqua che esce dai propri rubinetti di casa, rispetto al 31% che la beve regolarmente e al 18% che lo fa occasionalmente. E’ questo uno dei dati più significativi emersi dall’indagine realizzata dall’autorità idrica toscana, basata sulle risposte di 6500 famiglie di tutta la Regione. Dietro ad una soddisfazione generale degli utenti che si attesta mediamente attorno al 50% per tutti i gestori regionali, si nascono alcuni dati che vanno in controtendenza rispetto a quello della soddisfazione complessiva, che non comprende soltanto la discriminante della qualità dell’acqua. Nel circondario i gestori sono due ma Acque fa la parte del leone, avendo “l’esclusiva” in sette Comuni degli undici totali (Empoli, Fucecchio, Vinci, Gambassi Terme, Castelfiorentino, Cerreto Guidi e Montelupo) mentre negli altri quattro (Certaldo, Capraia e Limite, Montespertoli e Montaione) gestisce porzioni degli acquedotti con Publiacqua.
Uno dei tasti dolenti per l’acqua della nostra zona è la “durezza” della stessa, con un 57,8 % di utenti insoddisfatti: per durezza dell’acqua si intende la “calcarosità” del liquido, dovuta alla presenza di solfati, cloruri, nitrati, carbonati o idrogenocarbonati, che generalmente sono solubili ma per riscaldamento o per evaporazione precipitano formando incrostazioni di calcare o di altro genere. Un’acqua dura influisce negativamente sui processi di lavaggio: infatti le molecole che costituiscono il detergente si combinano con gli ioni calcio, formando composti insolubili che, oltre a far aumentare il quantitativo di detergente necessario, si depositano nelle fibre dei tessuti facendole infeltrire. Inoltre, la presenza di sostanze incrostanti è dannosa per gli impianti industriali, sia per la loro azione corrosiva, sia per le incrostazioni che formano. Per questo sono spesso utilizzate tecniche di addolcimento, ovvero di rimozione dei sali di calcio e magnesio. Ecco, in base alle risposte delle famiglie toscane, l’acqua che passa dalle condutture di Acque è la seconda più dura della Toscana mentre quella di Publiacqua si attesta al quinto posto. Tutto ciò influisce sulla tendenza a non bere l’acqua che esce dai rubinetti, col dato di Acque che è ulteriormente in discesa rispetto all’ultima indagine. Un’acqua così dura che – nei mesi scorsi – la Regione ha adottato un provvedimento che obbliga l’installazione di filtri addolcitori per chi ha una caldaia in casa, proprio perché più alta è la durezza più l’impianto inquina e prima si deteriora. E anche l’odore, il sapore e la limpidezza soddisfano meno le famiglie rispetto agli anni passati, con percentuali che sono scese di circa cinque punti percentuali.
Marco Sabia
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