Il Tirreno

Empoli

Trecento lavoratori vittime delle false coop

di Marco Sabia
Trecento lavoratori vittime delle false coop

La denuncia della Cgil: «Sono costretti a diventare soci per poter entrare A loro viene applicata una diminuzione di diritti, di tutele e di reddito»

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EMPOLI. Trecento lavoratori nell’Empolese Valdelsa costretti a diventare soci di cooperative per poter lavorare, con una diminuzione di diritti, tutele e reddito. E’ questo il dato più significativo snocciolato dalla sezione zonale della Cigl in occasione della giornata per la promozione della legalità, che ricorreva ieri. Un numero che – comunque – non ce la fa appieno a dipingere il quadro complessivo, perché trecento è una stima fatta dal sindacato sulla base delle segnalazioni dei lavoratori: questo non toglie, infatti, che ci siano altre decine (se non centinaia) di lavoratori coinvolti.

Ma qual è concretamente il problema denunciato dal sindacato? Soprattutto in settori come merci e logistica e nei multi servizi spesso al lavoratore, se questo vuole lavorare, viene “imposto” di diventare socio della cooperativa stessa, col risultato che il lavoratore diventa socio – lavoratore finendo per firmare dei contratti basati sugli statuti interni che vanno in deroga ai contratti nazionali, riducendone i compensi, oltre che i diritti e le tutele. Questo comporta che le suddette cooperative, in sede di gara di appalto, possono offrire proposte più vantaggiose, perché hanno risparmiato sul lavoratore, danneggiando le cooperative sane.

A spiegarlo è Sergio Luschi, coordinatore Cgil Empolese Valdelsa, insieme al delegato ai trasporti Giampiero Goti : «Si tratta di cooperative cosiddette “spurie” - precisano - perché per lavorare ti fanno diventare socio. Questo riguarda tutti gli appalti, sia pubblici che privati, con persone che accettano questi “contratti” in quanto non hanno alternative. Hanno semplicemente bisogno di lavorare e accettano questi compromessi da “zona grigia”».

Per questo il sindacato chiede alla politica di avere una legge più chiara sugli appalti, proprio per non avere zone grigie. Le cooperative sotto esame nella nostra zona si contano sulle dita di due mani, come ha confermato lo stesso Luschi: «Il problema c’è - concludono i due sindacalisti - il nostro territorio non è immune da questo. La situazione è preoccupante perché i lavoratori non possono denunciare, se non vogliono perdere l’unico posto di lavoro che hanno. Se si continua così si rischia di buttare via tutto il patrimonio delle cooperative del nostro territorio. Chiediamo soprattutto al settore pubblico di fare attenzione, perché qui si impiegano soldi di tutti. Serve una legge regionale che tuteli gli interessi dei lavoratori contro la concorrenza sleale e contro le infiltrazioni malavitosei».

La Cgil fa un appello anche ai soggetti sani, affinché facciano emergere il proprio disagio rispetto a pratiche concorrenziali da “zona grigia”: nel concreto, per fare degli esempi, questi lavori sono costretti a lavorare di più rispetto a quanto pattuito e guadagnando meno rispetto alle disposizioni del contratto nazionale. Questo perché vengono presi con l’acqua alla gola:«Si tratta di persone che hanno gravi difficoltà occupazionali, che non riescono a trovare un altro lavoro. Per questo poi accettano di diventare soci di queste false cooperative, anche se non esiste nessuna legge che li obblighi a firmare i contratti “peggiorativi” che vengono loro proposti. Si tratta semplicemente - concludono i due sindacalisti - di un ricatto continuo».

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