La protesta
A gennaio si cambia, l’Aspi riduce il periodo di copertura
EMPOLI. Il dato sulle richieste di mobilità porta con sé altri aspetti preoccupanti. Da una parte c’è il fatto che i 244 esuberi certificati dalla Città metropolitana, come accennato, sono solo una...
EMPOLI. Il dato sulle richieste di mobilità porta con sé altri aspetti preoccupanti. Da una parte c’è il fatto che i 244 esuberi certificati dalla Città metropolitana, come accennato, sono solo una parte dei licenziamenti effettuati sul territorio. La mobilità, infatti, è un ammortizzatore riservato alle aziende del comparto industriale (sopra i 15 dipendenti), commerciale (con più di 200 dipendenti), alle cooperative nell’ambito della disciplina della mobilità (con più di 15 dipendenti), alle aziende artigiane dell’indotto (solo nel caso in cui anche l’azienda committente abbia fatto ricorso alla mobilità). Inoltre ci sono altre fattispecie che riguardano aziende in regime transitorio: aziende commerciali che hanno impiegato tra 50 e 200 dipendenti nell'ultimo semestre, imprese esercenti con più di 200 dipendenti nell’ultimo semestre, agenzie di viaggio e turismo (compresi operatori turistici) con più di 50 dipendenti, imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti.
Ma quello della parzialità del dato non è l’unico ulteriore aspetto negativo della vicenda. A preoccupare sindacati e non solo c’è anche la riduzione del periodo di copertura dell’ammortizzatore sociale in seguito alla riforma del mercato del lavoro targata Fornero. Con la legge 92 del 2012, infatti, l’indennità di mobilità andrà in pensione nel gennaio 2017 e sarà sostituita dall’Aspi. In questo periodo di transizione, quindi, è stato studiato un sistema di scivolo. In sostanza, da un massimo di copertura di tre anni per over 50 fino allo scorso anno si è passati quest’anno ad un massimo di due anni quest’anno, fino ai 18 mesi di chi andrà in mobilità nel 2016. Mentre dal 2017 con l’Aspi si avrà una copertura massima compresa tra i 12 e i 18 mesi.
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