La protesta
Ghelfi: «Stadio a Viaccia insostenibile, per noi c’è solo il Castellani»
L'Empoli pronto a consegnare al sindaco gli studi di fattibilità per il nuovo impianto. «Ci aspettiamo una risposta a gennaio per posare la prima pietra a settembre. Pronti 12,5 milioni per il restyling e un grosso contributo per una pista di atletica con tribuna. Lo scontro con il Comune? Abbiamo sbagliato anche noi»
EMPOLI. «I due studi di fattibilità che aveva chiesto il Comune sono pronti. E confermano quanto avevamo previsto: l’ipotesi-Viaccia è insostenibile, l’unica strada percorribile è quella del restyling del Castellani. La prossima settimana presenteremo i documenti al sindaco. Ci aspettiamo una risposta nel mese di gennaio, per posare la prima pietra a settembre 2016». Dopo tre mesi di silenzio e di lavoro dietro le quinte, l’amministratore delegato dell’Empoli, Francesco Ghelfi, invia un messaggio chiaro all’amministrazione comunale. Ripercorre la vicenda che aveva infiammato il Ferragosto empolese, tende la mano a Brenda Barnini (che già i suoi passi indietro li aveva fatti) e riconosce di aver commesso alcuni errori strategici, che hanno contribuito ad alzare la tensione. Che, con il passare delle settimane, dopo il summit di metà settembre, si è stemperata. Ora però è arrivato il momento delle decisioni, sulla base dei progetti (e delle cifre) elaborati dai tecnici.
«La costruzione di uno stadio di nostra proprietà a Viaccia (ipotesi lanciata dal sindaco, ndr) è troppo onerosa per una società come l’Empoli. Siamo anche proprietari di un terreno in quella zona (pagato 90.000 euro, ndr). Ma è un’area deserta, che ha bisogno di opere di urbanizzazione, parcheggi e che per diventare sostenibile e farci rientrare dall’enorme investimento dovrebbe ospitare, insieme allo stadio, un maxi centro commerciale. E credo che questa città non ne abbia bisogno. Abbiamo commesso un errore di valutazione anni fa pensando di costruire lì il centro sportivo (poi realizzato a Monteboro, ndr), rendendosi poi conto che quell’operazione ci avrebbe portato diritti al fallimento. Abbiamo fatto dietrofront in tempo, ma quella storia ci ha attirato le antipatie di alcuni politici locali. Senza poi considerare che con due stadi il Comune si ritroverebbe a dover risolvere il problema della gestione del Castellani».
L’Empoli è sempre più convinto del progetto del nuovo Castellani, che prevede un investimento da 12-12,5 milioni. Prevista la realizzazione di due nuove curve, con all’interno spazi commerciali per un totale di quasi seimila metri quadrati (accordo praticamente fatto con Conad, a buon punto con Euronics). L’Enegan Stadium è completamente coperto (e alimentato grazie ai pannelli solari), con una capienza di 20.000 posti. Senza pista di atletica, uno dei grandi nodi dello scontro estivo. «Il nostro progetto prevede anche la realizzazione di uno stadio per l’atletica, con pista a 8 corsie, tribuna da 1.500-2000 posti, magazzini, spogliatoi e parcheggi: se fossi Claudio Marchetti (presidente della società, ndr) sarei contentissimo».
L’area potrebbe essere quella in zona Santa Maria (tra i campi di calcio, il Centro Coop e la ferrovia), ci sarebbero da espropriare (costo stimato 1,6 milioni) i quattro ettari di terreno necessari, già destinati a verde sportivo ma di proprietà di vari privati. «Ci siamo resi conto - spiega Ghelfi - che la nostra proposta economica iniziale (un contributo di 500.000 euro), era troppo bassa. Siamo pronti a mettere sul piatto una cifra ben più consistente (non compresa nei 12-12,5 milioni). Credo che anche per la società di atletica sia un’occasione da prendere al volo, perché si ritroverebbe con una struttura all’avanguardia. E allo stesso tempo il nuovo impianto sarebbe vicino al villaggio scolastico e questo comporterebbe un risparmio anche per gli enti, che spendono soldi per il trasporto dei ragazzi dagli istituti al Castellani».
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Ghelfi ha le idee chiare ed è pronto ad archiviare i dissapori: «Anche noi abbiamo commesso degli errori. Forse la scorsa estate abbiamo sbagliato i tempi, dovevamo presentare il progetto al sindaco un po’ prima: siamo arrivati tardi e con un approccio sbagliato. Perché in città se ne parlava già da tempo e di conseguenza l’incontro tra il presidente Fabrizio Corsi e Barnini si è svolto in un clima non ideale. Probabilmente nei panni di Brenda sarei stato un po’ arrabbiato anch’io. Però questo non doveva far perdere di vista che il nostro era, ed è, un progetto preliminare ma concreto, non si trattava di “disegnini” (come li aveva definiti Barnini, ndr). Ci siamo sentiti snobbati. E poi mi ha fatto male sentir dire “parlano del progetto per nascondere una campagna acquisti ridicola”». La smentita in questo caso è arrivata sul campo, con la squadra che è decima dopo 15 giornate di serie A. E ora alla luce anche degli studi di fattibilità «siamo disposti a prendere in considerazione soltanto il rifacimento del Castellani: non siamo autolesionisti. E neanche benefattori: vogliamo fare un’operazione sostenibile, con un impianto che si “autoalimenti” grazie agli spazi commerciali e che porterebbe vantaggi alla città (in termini di servizi e di posti di lavoro, visto che le assunzioni sarebbero almeno un’ottantina, ndr), alla società e anche alla squadra: perché le curve a 7 metri dalle porte, qualche punto in più lo porterebbero».
La palla passa al sindaco: «Mi aspetto una risposta nel mese di gennaio, per partire coi lavori a settembre e cercare di concludere l’operazione nel giro di due anni. Siamo pronti a sederci a un tavolo per valutare insieme le possibili modifiche su parcheggi e viabilità. Mi auguro che il Comune crei un gruppo di lavoro dedicato a questo progetto per velocizzare l’iter ed evitare che si perda nelle paludi della burocrazia». E se il sindaco dovesse bocciare il progetto? «Primo o poi, che sia tra 2 anni o 3, gli stadi di calcio senza pista di atletica saranno obbligatori a certi livelli».
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