Sicurezza
Tagli ai patronati, caos per l’Isee i sindacati protestano all’Inps
Il segretario della Cgil: «Noi non guadagniamo niente dalle pratiche di assistenza fiscale e previdenziale Questa situazione lede i lavoratori che versano una quota in busta paga per avere questi servizi»
EMPOLI. Domani mattina i sindacati terranno un presidio davanti alla sede dell’Inps di Empoli. A portarli di fronte al portone di via Amendola è la sforbiciata che il governo conta di effettuare a patronati e Caf. Si tratta di altri 28 milioni di euro ai primi e di 70 milioni ai secondi, che dovrebbero essere inseriti nella Legge di stabilità e che rischiano di mettere in ginocchio un sistema di servizi che ha una ricaduta enorme sulla popolazione. Il rischio, molto concreto, è quello di una diminuzione dei servizi offerti dagli enti di assistenza fiscale e previdenziale, di una loro privatizzazione o dell’introduzione di tariffe. La prima prova è fissata per la metà di gennaio, quando scadranno le autocertificazioni Isee: con i tagli previsti sarà difficile che i Caf riusciranno ad assumere gli stessi operatori stagionali del passato e il rischio caos con code lunghissime è dietro l’angolo.
«In cinque anni i fondi per i patronati sono stati ridotti del 35%, passando da 430 milioni a 280 milioni di euro – attacca Nicola Longo della Cisl – altri 70 milioni di euro, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, verranno tagliati ai Caf. Il tutto mentre gli istituti di previdenza continuano a subappaltare servizi ai nostri centri. In questa situazione la gestione diventa davvero difficile, se non impossibile. Si tratta di un attacco ai cittadini e in particolare alle fasce deboli della popolazione». Basta dare uno sguardo ai numeri per rendersi conto della fondatezza dell’accusa. Per quanto riguarda i Caf, solo quelli targati Cgil nel circondario ogni anno danno servizi a circa 50mila persone. Mentre per i patronati la stima è ancora più importante, visto che annualmente vengono svolte 25mila pratiche. «Ma bisogna considerare che per ogni pratica svolta ci sono almeno altre tre persone che chiedono informazioni - spiega Paolo Grasso, responsabile dell’Inca Cgil – e poi c’è da considerare che ci sono pratiche per cui si risolve la situazione in due incontri e altre per cui l’interessato deve venire anche venti volte, come è accaduto per gli esodati». «Il messaggio che vorremmo far passare è che non stiamo difendendo noi stessi – precisa Rossano Rossi, segretario della Camera del Lavoro di Empoli – dall’espletamento di questi servizi i sindacati guadagnano zero. Noi semplicemente offriamo dei servizi per cui è previsto che ci siano delle coperture pubbliche. Ma se queste coperture vengono a mancare è difficile andare avanti perché le pratiche di assistenza fiscale o previdenziale richiedono personale continuamente aggiornato e un’organizzazione enorme, visti i numeri. Questa situazione va a discapito dei cittadini che versano anche una quota in busta paga (lo 0,326%, ndc) per poter usufruire di servizi gratuiti. La risposta del governo è stata quella di far pagare le persone per le nostre prestazioni, ma noi non ci stiamo, non è giusto che si continui sulla strada della dismissione di servizi pubblici e della privatizzazione». Le ricadute negative del taglio ovviamente colpirebbero anche chi nei centri di assistenza lavora. Decine di persone se si considerano tutti quelli presenti sul territorio, oltre ad altre decine di giovani che ogni anno vengono assunti da stagionali per gestire le pratiche nei periodi di picco produttivo. «Noi ogni anno prendiamo 50-60 persone stagionali per garantire l’assistenza – conferma Marco Galliano, responsabile del Caf Cgil di zona – e senza risorse sarà più difficile tenere il personale nei momenti di maggiore carico di lavoro. E così non è possibile pensare di poter offrire gli stessi servizi. Ogni anno per l’assistenza alle dichiarazioni dei redditi passano da noi circa 25mila persone e altrettante per l’autocertificazione Isee. Si tratta di servizi gratuiti o quasi che, con il taglio dei fondi, non potremo più svolgere o che svolgeremo solo per una parte di cittadini. Gli altri dovranno rivolgersi a studi privati, che applicano ovviamente altri tipi di tariffe. Oppure dovranno rivolgersi a persone non qualificate».
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