Il Tirreno

Empoli

Colletta tra amici e medici per far morire Hanane a casa

di Marco Sabia
Colletta tra amici e medici per far morire Hanane a casa

Una raccolta fondi al San Giuseppe ha esaudito il desiderio della donna che è spirata in Marocco dopo aver salutato con un sorriso genitori e fratelli

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EMPOLI. Hanane El Ghayati era arrivata in Italia cinque anni fa dal Marocco, perché qui voleva trovare un lavoro e costruirsi un futuro dignitoso. Era nata nel 1981 a Rabat e nel suo Paese aveva lasciato la famiglia: padre, madre e due fratelli.

Una vita felice, tutto sommato, fino alla tremenda scoperta di due anni fa, al ritorno da un viaggio in Marocco e dopo aver sentito strani dolori: Hanane - da una settimana a Empoli - ha un tumore, più precisamente un linfoma. È giovane, vuole lottare fino alla fine. Inizia a sottoporsi alle cure del caso, chemioterapia in primis. Hanane ci spera ma ad un certo punto i medici dell’oncologia di Empoli si accorgono che le strade sono state provate tutte; c’è un’unica speranza, a Bologna, dove viene impiegato un protocollo sperimentale.

Dopo una prima visita in estate al Sant’Orsola il dottor Paolo Bernardeschi che l’ha in cura – e che percepisce la voglia di vivere della ragazza – fa un ennesimo tentativo con l’ospedale emiliano ma – dopo gli esami del caso – ecco un’ altra mazzata: la malattia è mutata ed è diventata più aggressiva. La giovane viene ospitata da una famiglia marocchina a Bologna e nei mesi cerca di non far trasparire la sua sofferenza, quando parla coi genitori su Skype prova a fingere di stare un po’ meglio, anche se la malattia sta prendendo il sopravvento. Sperava nelle cure sperimentali e – una volta rivelatesi insufficienti pure quelle – capisce che purtroppo per lei è iniziato l’ultimo conto alla rovescia.

Parte una corsa contro il tempo per farla ritornare a casa, perché prima di morire Hanane vuole rivedere la mamma: si mettono in moto due mediatrici culturali, che sono sue amiche (Ghizlane Saidi e Nadia Kounna di San Miniato); raccolgono la somma necessaria tramite Whatsapp, dà una mano anche l’équipe di medici e infermieri che l’avevano seguita in oncologia ad Empoli.

Vengono raccolti seimila euro con il contributo di persone che nemmeno conoscono, in gran parte dalle comunità islamiche di zona e non solo. D’altronde non ci sono altre strade: dal consolato marocchino a Bologna non arrivano risposte confortanti e il tempo è agli sgoccioli. Eppure c’è da trovare un aereo attrezzato, insieme ad un medico che l’accompagni. Si propone la dottoressa Francesca Dainelli del San Giuseppe, nonostante il rischio che la ragazza muoia durante il viaggio sia notevole. La dottoressa le fa una trasfusione la sera prima, le inietta farmaci che leniscono il suo dolore e le permettono di superare il viaggio.

Le due si conoscono da tempo e la dottoressa accetta di accompagnarla. Da Empoli a Bologna in ambulanza, poi in aereo fino in Marocco. Un viaggio intenso, che ha cambiato la vita della stessa dottoressa: «Io alla fine – spiega – ho messo a disposizione un giorno della mia vita, facendo il mio dovere di medico: in un momento in cui i rapporti fra culture si fanno sempre più difficili abbiamo dimostrato che solidarietà ed umanità superano qualsiasi muro culturale. E’ stato bello per questo, nonostante il triste destino di Hanane El Ghayati. Non scorderò mai quando sull’Appennino, Hanane ha visto la neve e ha chiesto di poter sentire il Corano sul cellulare. Mentre lei e l’amica Ghizlane pregavano ho sentito una spiritualità fortissima, mi sono sentita coinvolta, è stato un momento toccante. La mamma mi ha anche ringraziato ma gran parte del merito va alle mediatrici che hanno raccolto la somma necessaria per il viaggio».

Hanane riesce, infatti, ad arrivare a casa, ad incontrare la madre e la sera stessa esala l’ultimo respiro, circondata dall’affetto di tutti. Lo fa pochi minuti dopo esser entrata in casa, aver respirato l’aria della sua gioventù, di quando felice sperava in un futuro migliore in Italia.

Una storia straziante, nella quale dinanzi allo strapotere della malattia l’uomo mette in campo tutte le sue risorse: al nero della morte e del lutto si contrappone il rosa vitale di queste donne coraggiose, unite per esaudire l’ultimo desiderio della sfortunata giovane.

Nel cuore delle amiche mediatrici c’è un misto di malinconia e orgoglio: «La sofferenza di Hanane – spiegano Ghizlane e Nadia – ha unito noi e tutti quelli che l’hanno voluta aiutare: dalla Misericordia di Empoli che ci ha regalato il viaggio fino a Bologna, all’agenzia Dal Canto di San Miniato che ha organizzato il viaggio in Marocco, fino ai medici del quinto piano del reparto A3 del San Giuseppe, che hanno trattato Hanane come una figlia».

Una ragazza che – come racconta chi l’ha assistita – ha sorriso fino alla fine: «Lei ha scherzato con noi – continuano le due mediatrici – fino alla mattina della partenza. Poi sull’aereo – anche a causa dei farmaci – si è assopita. Sembrava che conservasse le ultime energie per l’arrivo a casa. Una volta lì ha riconosciuto i fratelli sull’ambulanza e in casa ha fatto un grande sorriso. Dopo pochi minuti si è spenta ma almeno avevamo esaudito il suo ultimo desiderio».

Le due mediatrici si commuovono a più riprese durante il racconto, un po’ per quanto affrontato e un po’ perché Hanane ha potuto riabbracciare la famiglia: «Abbiamo aiutato una ragazza come noi, indipendentemente dal fatto che fosse musulmana. Ogni persona che ha potuto dare una mano l’ha fatto: questa è una storia triste ma con un messaggio di speranza, perché anche se siamo islamici o cristiani siamo tutti esseri umani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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