Sicurezza
Scomparso l’artista Gino Terreni
Morto a 90 anni dopo una breve malattia. Oggi pomeriggio il funerale in Collegiata
EMPOLI. Un pezzo di storia di Empoli che se ne va. Un filo della memoria di questa città che scompare con la scomparsa di Gino Terreni: si è spento sabato, all'età di 90 anni, mentre si trovava ricoverato all'ospedale di Empoli. Artista poliedrico e testimone della seconda guerra mondiale, Gino Terreni rappresenta per Empoli uno dei suoi figli più preziosi. Un'arte, la sua, profondamente influenzata dalla guerra, in cui ha rischiato la vita, giovanissimo, prima nelle file della Resistenza e poi nei combattimenti sulla Linea Gotica nel "44-"45, come assaltatore della Legnano , esperienze che lo hanno segnato profondamente.
Terreni lascia in eredità una grande quantità di xilografie, dipinti, sculture, monumenti, molti di queste ancora ignote al pubblico nonostante le innumerevoli esposizioni e le tante opere che trovano spazio o sono installate in luoghi pubblici. Era accademico dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, delle Muse e degli Incisori d'Italia, ha fatto parte dell'Associazione Incisori Veneti ed era "Paiolante" d'onore dell'antica Compagnia del Paiolo di Firenze. Era, inoltre, Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici, nominato nel 1999.
Cittadino onorario dei comuni di Montaione, Abetone e Larciano. Ha fondato, a Empoli, con l'amico Carmignani, le "Gallerie della Resistenza e d'Arte Moderna", presenti nel palazzo comunale. Ha rivestito incarichi in associazioni di ex partigiani e ed ex combattenti, era presidente dell'associazione Combattenti e Reduci di Empoli e membro del consiglio della stessa associazione fiorentina. Il funerale è in programma oggi alle 15, nella Collegiata di Sant'Andrea. Gino Terreni lascia i figli Leonardo e Sabrina, la nuora Elisabetta e il genero Sauro, le nipoti Giulia, Elena e Rachele e la signora Delia.
Il sindaco di Empoli Brenda Barnini ha voluto così ricordare Gino Terreni: «Se ne va un testimone del '900. Una figura che ha segnato per quasi un secolo la storia di Empoli. Un uomo buono, amante della sua città, un artista che ha saputo trasferire nella sua opera l'efferatezza dell'ultima guerra ma anche la forza di una irrinunciabile speranza che hanno trasformato la sua arte in memoria. Un'arte laicamente corale e civile, sempre impegnata, trascritta in un linguaggio fatto di una modernità tragica, asciutta possente. Non voglio dimenticare, poi, che, da insegnante, ha trasferito tutta la sua umanità a più generazioni di cittadini empolesi».
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