Sicurezza
Spararono per una banale lite, 4 arresti
I colpi di pistola tra la gente dovuti a una telecamera messa in un condominio, gli autori identificati per un cellulare perso
CERRETO. Gli investigatori sono partiti da un cellulare. Scivolato di tasca a uno dei sette banditi che lo scorso 14 giugno hanno scatenato il far west in piazza Tienanmen, a Stabbia, sparandosi addosso ad altezza d’uomo, all’ora di cena, tra le mamme e i bambini accorsi in centro, all’aperto, per godersi la prima estate. L’uomo ha perso il cellulare perché nel frattempo stava raccogliendo i bossoli 9x21 esplosi dalla sua pistola, per eliminare le tracce della sua presenza dal teatro della sparatoria. Così facendo ne ha però involontariamente lasciata un’altra, ben maggiore: il suo telefono. Che ha permesso ai carabinieri della compagnia di Empoli coordinati dal comandante Giorgio Guerrini e dai militari del nucleo operativo del capitano Giovanni Palermo di risalire all’identità del suo possessore e poi a quella di almeno altri tre banditi.
Gli uomini dell’Arma che ieri hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti indagati per porto abusivo d’arma in luogo pubblico, disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze Paola Belsito, hanno anche scoperto il movente di quella terribile sparatoria: una banale lite di condominio, cominciata a Santa Maria a Monte (Pisa) e conclusasi, per un caso che poteva rivelarsi una carneficina, nella campagna empolese. Gli arrestati sono Eduardt Meta, albanese, 33 anni e la compagna Irene Fildi, campana, 43 anni, residenti a Santa Maria a Monte (Pisa). Insieme a loro sono finiti in manette Luigi Bianco e Biagio Carbone, entrambi campani, rispettivamente di 27 e 30 anni. Tutti giovani, tutti occupati in lavori occasionali nel campo dell’edilizia tranne la donna (badante part time), tutti già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. Meta e Fildi sono stati catturati nel pisano e portati in carcere a Firenze, Sollicciano. Bianco, residente a Ponsacco (Pisa) è stato preso nel napoletano così come Carbone, residente a Santa Maria a Monte (Pi) e catturato a Ottaviano (Napoli). Questi ultimi si trovano adesso a Poggioreale. Secondo la ricostruzione degli investigatori coordinati dal pm Sandro Cutrignelli della procura di Firenze, la sparatoria sarebbe nata a causa dell’installazione di una videocamera. Proprio così: Meta e Fildi piazzano una telecamera che punta il parcheggio esterno del palazzo, per tenere d’occhio la loro macchina. Carbone – che abita nello stesso palazzo - non è d’accordo, quell’occhio elettronico proprio non lo tollera. I due discutono, litigano a più riprese. Alla fine, è una telefonata a scatenare il regolamento di conti. E’ il 14 giugno. Carbone e Meta si sentono al telefono, forse si insultano. Di certo si danno appuntamento. A Stabbia, dove si trova Carbone, in compagnia di un amico che risiede proprio in paese. La Fiat Punto parte dal pisano e arriva nell’empolese: persone con precedenti illegalmente armate che fanno impunemente su e giù per la Toscana in auto per andare a spararsi addosso. A bordo ci sarebbe Meta, con altre persone. Secondo i carabinieri, c’è anche Bianco. Il gruppetto scende dall’auto e va a cercare “qualcuno” a un bar. Ma non riesce a trovare chi va cercando. Allora i malviventi escono dal bar, alzano gli occhi e notano qualcuno affacciato a una finestra di via Frullani. Anzi, a ben vedere notano non una ma due persone, a quella finestra, con le quali hanno subito un battibecco. Pochi secondi per uno cambio di battute al vetriolo, poi dalla strada partono dei colpi. Dalla finestra rispondono al fuoco col fuoco. Pallottole fischiano e s’incrociano a pochi millimetri dalla testa della gente. Qualcuno raccoglie un po’ di bossoli in terra. Ma perde il cellulare. Poi la fuga. Quando i carabinieri intervengono trovano persone terrorizzate, fori di proiettile sulla facciata dell’edificio e 5 bossoli in terra. Quattro sono di una calibro 7,65. Uno è di una 9x21. «Hanno sparato due armi, un’automatica e una semiautomatica» ragionano gli investigatori. Poi trovano il cellulare. E cominciano a risalire agli autori del far west. Almeno tre però sono ancora a piede libero. I carabinieri, risolto un caso tutt’altro che facile in 5 mesi, sono sulle loro tracce.
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