Il Tirreno

Empoli

Scoppia il caso dei tassi “gonfiati” pagati dai Comuni per opere idriche

di Marco Sabia
Scoppia il caso dei tassi “gonfiati” pagati dai Comuni per opere idriche

La diatriba ruota intorno agli interessi sui soldi che devono essere restituiti a Publiservizi La grana emersa a Vinci dove è stata fatta una retromarcia improvvisa sul versamento di una rata

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FUCECCHIO. Scoppia il caso dei tassi d’interesse “gonfiati” per quanto riguarda il pagamento delle passività che i Comuni devono a PubliServizi, che fino al 2001 gestiva il servizio idrico e ha fatto investimenti per milioni e milioni di euro. Facendo una prima stima si arriva attorno ai 200.000 euro di interessi, su tutti i Comuni dell’Empolese, di interessi che sarebbero non dovuti, perchè ogni anno le amministrazioni sborsano cifre variabili ma consistenti. A questa “rata” annuale viene aggiunto un tasso, denominato di “inflazione programmata”. Ed è attorno a questo che si è creato un caso, palesatosi in consiglio comunale a Vinci, tanto che è stato ritirato il punto all’ordine del giorno che avrebbe ratificato il pagamento dell’annualità 2015, perché non è chiaro se gli interessi legati all’inflazione siano giusti o meno. Dai documenti ufficiali si legge che nel 2014 l’amministrazione vinciana ha pagato di interessi 13.752 euro, pari all’uno e mezzo per cento, quando – se si esaminano i dati del ministero dell’Economia – il tasso d’inflazione programmata per lo scorso anno doveva corrispondere allo 0.2%. La differenza è di circa 12.000 euro, perché con lo 0.2% il Comune avrebbe dovuto pagare 1800 euro di interessi a Publiservizi. Si tratta di una questione molto tecnica ed è importante spiegare come si è arrivati a questo punto: fino al 2001 i Comuni del circondario avevano affidato a Publiservizi il servizio idrico, poi passato ad Acque dal primo gennaio 2002; a quel punto a Publiservizi sono rimasti da incassare i soldi dai Comuni per gli interventi al comparto idrico del territorio. Si parla di 27 milioni di euro, che comprendono sia le amministrazioni del circondario che alcune del pistoiese. Queste passività è stato deciso di recuperarle in venti anni, anche se alcuni Comuni non sempre hanno corrisposto questi importi, che vanno dedotti dal canone percepito. Per questo nel 2013 è intervenuta l’Autorità idrica toscana, specificando che i Comuni debbono rimborsare le somme pregresse. Così sono nate delle convenzioni tra Comuni e Publiservizi, come quella che riguarda il Comune di Vinci, che nel 2013 doveva ancora dare all’ex gestore quasi un milione di euro. Si tratta di circa 125.000 euro – così vorrebbe Publiservizi – da dare alla società ogni anno fino al 2021, con l’aggiunta del tasso d’inflazione programmata: ma il Comune guidato dal sindaco Giuseppe Torchia ora nicchia, perché – anche grazie alle rimostranze dell’opposizione in consiglio – non è chiaro se questi interessi siano stati corrisposti in maniera esatta o no. In poche parole l’amministrazione vorrebbe capire perché per quest’annata il ministero dell’economia dà un’indicazione sull’inflazione programmata dello 0.3% mentre l’autorità idrica parla di 0.6%. Forse l’inghippo è risolvibile proprio spulciando sul sito del ministero, visto che si parla di aggiornamenti del tasso d’inflazione nelle ultime due annate, in seguito a modifiche al Def: nel 2014 da 1.5% a 0.2% e nel 2015 da 0.6 a 0.3%, stando a quanto riportato nel documento di economia e finanza. Indubbiamente, se il punto all’ordine del giorno nel consiglio comunale di mercoledì è stato ritirato, significa che le forze politiche locali aspettano quantomeno chiarimenti. Dall’altra parte, però, sia Publiservizi che l’autorità idrica danno versione contrastante rispetto a quanto emerso in consiglio comunale: «Noi ci basiamo – spiega il direttore dell’Ait Antonio Mazzei – sulle indicazioni del ministero. Poi è chiaro, dipende da quando i Comuni ci chiedono di indicare il tasso annuo programmato». «E poi i tassi – conclude – esistono sia quando si paga che quando si deve incassare». Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Filippo Sani, amministratore delegato di Publiservizi:«I Comuni ricevono dall’Ait una cifra, che poi arriva – per circa il 30% - a noi, anche per le passività rimaste indietro. In ogni caso noi ci basiamo sulle indicazioni dell’Ait per quanto riguarda i tassi: se dicono 0.6% noi facciamo fede a quella cifra, perché così è scritto nell’atto tra noi e il Comune di Vinci».

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