Sicurezza
Storie di progetti in stand-by o sfumati tra crisi e ritardi
Piani di riqualificazione e dichiarazioni d’intenti restano sulla carta e tornano alla ribalta quando si verificano crolli o incendi
EMPOLI. Che cosa divide i quintali di carta dei progetti dalle tonnellate di cemento e ferro che ancora giacciono sotto forma di macerie nei siti produttivi ormai dismessi della città? Cosa ci sta tra il dire e il fare? La volontà, che pure nei decenni passati era mancata, adesso sembra esserci. Progetti di riqualificazione, piani attuativi, dichiarazioni d’intenti. Per tutti, o quasi, i sacrari vuoti dell’Empoli che fu c’è un idea di futuro pronta su una scrivania. E allora com’è che con un piano attuativo già approvato, dentro la ex Rosselli di Pontorme l’altra sera si è sfiorata la tragedia a causa di un rogo? Come è possibile che all’interno della ex Vitrum, a pochi metri da dove solo lo scorso anno un crollo strutturale svegliò in piena notte gli abitanti della zona, ci dormano persone con tanto di letti fatti e in ordine? E gli esempi possono continuare.
Le necessità sociali prodotte dalle crisi vecchie e nuove sono come l’acqua, non si possono permettere muri o cancelli e quindi penetrano dove possono. Ma questo dove, spesso, è un vecchio mostro sul punto di sbriciolarsi, precario e pericoloso. Partiamo proprio dall’ex fabbrica di fiammiferi nel centro storico di Pontorme. Il piano urbanistico di ristrutturazione fu presentato cinque anni fa. Seimila metri quadrati di superficie utile da cui ricavare una sessantina di alloggi, oltre a parcheggi e verde pubblico. Nel 2011 il progetto fu approvato preliminarmente dalla commissione comunale esaminatrice con il punteggio più alto. Poi tra verifiche, ricorsi e contro ricorsi non se n’è più parlato per quattro anni. Pochi mesi fa è arrivata l’approvazione definitiva, ma nel frattempo lì dentro una ventina di persone continuano a sopravvivere in attesa che il frastuono di una ruspa li cacci.
Tra gli ultimi Pua approvati anche quello della ex Billeri a Pozzale. Altre decine di appartamenti da ricavare su 5mila metri quadri di superficie utile (oltre a 6mila metri quadrati di verde pubblico), che aspettavano anch’essi da 5 anni a causa delle lungaggini legate alla realizzazione di due casse di espansione sul torrente Orme. Il piano attuativo relativo alla ex Vitrum, invece, era già stato approvato definitivamente un anno e mezzo fa. Il progetto della Edificatrice Ricasoli Srl di Prato prevede 5mila metri quadrati di residenziale insieme ad altri 1.300 metri quadri di direzionale e commerciale. Tuttavia per ora le ruspe hanno demolito solo una parte dello stabile e la bonifica dalle sostanze pericolose nel sottosuolo e in superficie non è ancora partita. Un destino simile a quello della ex Montevivo a Ponzano. Anche in questo caso un simbolo degli anni d’oro dell’area che ha smesso di brillare negli anni ’80 e perciò chiuso. L’area, che aveva ospitato una importante vetreria e successivamente un’industria chimica, rappresenta una vena aperta per la città sia per i rischi di crollo strutturale che per quelli di inquinamento.
L’ultimo progetto di riqualificazione, già approvato (ma bloccato in passato dalla crisi del mercato immobiliare), prevede di costruire un importante polo commerciale, oltre a case. Nell’ambito del progetto rimane il rifacimento del sottopassaggio ferroviario, altra urgenza che le amministrazioni si passano di mandato in mandato. L’operazione dovrebbe costare qualcosa come 35 milioni, dei quali 7 solo nella fase preliminare. Ancora più incerto appare il destino di altri ex fabbricati industriali attualmente dismessi e abbandonati, dove in molti casi dormono persone con tutti i rischi del caso. L’ex Stelvia, poi diventata Murero, di Corniola che ha chiuso definitivamente i battenti nel 2012. O l’area ex Sve, proprio di fronte al centro commerciale di Santa Maria. Qui negli anni scorsi l’imprenditore Andrea Bulgarella, finito tra l’altro sotto inchiesta in questi mesi, aveva proposto di costruire un albergo, ma l’operazione sfumò. Altro progetto in standby è quello dell’ex Savia, nell’area di Empoli Est. Anche qui dalle ceneri di un progetto per un grande centro commerciale a marchio Pam ad oggi non è cresciuto niente, se non i lavori alla viabilità già previsti anni fa e realizzati da Ctc (Consorzio toscano delle cooperative).
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