Sicurezza
Malore a 15 anni, stop alla partita e il giudice stanga le due squadre
Limite sull'Arno: crolla a terra in preda alle convulsioni, un avversario lo salva. Ma i baby-calciatori sono sotto choc e decidono di non continuare a giocare: puniti con partita persa, penalizzazione e multa perché " solo l'arbitro può decidere di sospendere una gara"
EMPOLI. Crolla a terra durante la partita. Ha le convulsioni. Il panico avvolge il campo sportivo. Finché un avversario, quindicenne anche lui, si avvicina e gli estrae la lingua dalla gola. Salvandogli la vita. Nel frattempo viene chiamato il 118, ma per molti, lunghissimi, minuti, il baby-calciatore colpito dal malore resta comunque a bordo campo, supportato e assistito dall’allenatore, ma con difficoltà respiratorie. Poi, finalmente, arriva l’ambulanza, che lo trasporta all’ospedale. Tuttavia a quel punto nessuno ha più voglia di giocare a calcio. Compagni di squadra e avversari sono sotto-choc. I dirigenti sono d’accordo con loro e firmano per interrompere la partita. Pensando di ripeterla in un secondo momento. Ma non sarà così. La scelta, infatti, viene punita dal giudice sportivo che nell'ultimo comunicato ufficiale ha sciolto la riserva: partita persa, un punto di penalizzazione in classifica e venticinque euro di multa per entrambe le squadre, colpevoli di aver deciso di non portare regolarmente a termine la gara, che può essere sospesa soltanto dall’arbitro.
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Campo sportivo di Limite sull’Arno. I padroni di casa sfidano la Virtus Gambassi Terme, in una partita valida per il campionato provinciale Allievi B. È il 32’ del secondo tempo. Gli ospiti hanno appena segnato il gol del 3-2. Palla al centro. Riprende il gioco e dopo pochi secondi il quindicenne crolla a terra: «Abbiamo vissuto tutti lo stesso incubo - racconta Luciano Lari, dirigente gambassino - anch’io ho due figli e assistere a una scena del genere è stato drammatico. È stato bravo il suo coetaneo a rendersi subito conto della situazione e a tirargli fuori la lingua».
«Dopo alcuni secondi si è ripreso, ma faceva comunque fatica a respirare. Il gioco è rimasto fermo a lungo, in attesa dell’ambulanza. E il ragazzo che era stato colpito dal malore era a bordo campo, sotto gli occhi di tutti».
Quando i soccorritori hanno lasciato l’impianto di Limite per raggiungere l’ospedale San Giuseppe di Empoli, «nessuno se la sentiva di riprendere la partita. Eravamo tutti molto provati, da coloro che erano in campo a noi dirigenti, fino ai genitori in tribuna». Così le due squadre hanno sottoscritto un documento, consegnato all’arbitro, con la decisione di non continuare.
E per questo si sono viste infliggere una stangata: «Tornassi indietro - sottolinea Lari - rifirmerei centro volte quel foglio. Giocare a calcio, in quel momento, non avrebbe avuto senso. Siamo stati male per due giorni, fino a quando non ci hanno tranquillizzato sulle condizioni del ragazzo. Una stangata del genere è ingiusta. Il regolamento è questo, lo sappiamo, e non faremo neanche ricorso. Ma certi episodi vanno anche contestualizzati: un conto sono le regole e un altro i sentimenti. Così sono stati puniti dei quindicenni che non se la sentivano di concludere una partita dopo aver visto una scena del genere».
Il Limite e Capraia, invece, ha presentato ricorso: «Ma non per il risultato, quello lascia il tempo che trova - spiega il dirigente Giuseppe Bonatti - quanto per la mancanza di sensibilità verso coloro che erano in campo, sotto choc. Abbiamo presentato la documentazione che ripercorre tutto l’accaduto, per cercare di far capire al giudice sportivo in quale contesto abbiamo preso una decisione del genere. Vedremo come andrà a finire, ma la cosa più importante è che ora il ragazzo sta meglio».
Tuttavia, anche alla luce di quanto è successo al campo sportivo di Limite sull’Arno, Bonatti fa anche un’altra riflessione: «Credo che la medicina sportiva dovrebbe fare un salto di qualità. Questi episodi, mi riferisco a ragazzi che accusano malori in campo, sono sempre più frequenti nel mondo dello sport. Probabilmente - conclude - la visita per l’idoneità all’attività agonistica dovrebbe essere più approfondita».
Le motivazioni. Il giudice sportivo territoriale, «rileva che al 32º del secondo tempo un giocatore accusava un malore che costringeva l’arbitro ad una lunga interruzione di gioco per consentire l'arrivo del mezzo di soccorso e la successiva ospedalizzazione del ragazzo; tale accadimento aveva profondamente scosso ambedue le squadre inducendole a sottoscrivere un documento nel quale spiegano che "non se la sentivano di continuare"». Tutto ciò premesso, il giudice sportivo, «dopo aver fatto i doverosi sinceri auguri di pronta guarigione al calciatore, ricorda che l'art. 53 Noif (Norme organizzative interne) impone alle società di far concludere alle squadre (salva diversa determinazione arbitrale, unico soggetto legittimato a tale decisione) le gare iniziate. È pur vero che un episodio così possa certamente colpire la sensibilità dei giocatori (sensibilità il cui sviluppo è indubbiamente una delle finalità principali di questo splendido giuoco) e che alcuni valori come la solidarietà, lo spirito di squadra, l'umanità, possano indurre le squadre ad adottare decisioni drastiche le cui motivazioni non possono non essere comprese da questo giudice, ma è altrettanto vero che le formazioni che scendono in campo si impegnano, per regolamento federale, a terminare le gare. Non occorre certo elencare la pletora di incontri nei quali infortuni o malori, anche importanti, che sicuramente hanno scosso i giocatori in campo sono stati superati dalla determinazione degli stessi nel concludere l'incontro». Insomma, le partite vanno portate a termine, «sempre che non sia il direttore di gara a dichiarare che il fatto occorso non gli aveva consentito di continuare ad arbitrare con serenità ed in piena indipendenza di giudizio».
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