La manifestazione
Fucecchio lancia il maxi-Comune con Santa Croce e Castelfranco
Il sindaco ridimensiona il piano-Irpet e “allontana” Montopoli, San Miniato e Santa Maria a Monte «Il nostro obiettivo è un ente unico da cinquantamila abitanti sulla riva destra dell’Arno»
FUCECCHIO. Da settimane si parla dello studio dell’istituto regionale per la programmazione economica della Toscana che vorrebbe ridurre i Comuni toscani da 289 a 50, includendo Fucecchio in un macro-Comune del cuoio con Santa Croce sull’Arno, San Miniato, Castelfranco di Sotto, Montopoli e Santa Maria a Monte, che supererebbe i 100.000 abitanti.
Una soluzione che il sindaco di Fucecchio vorrebbe cavalcare, però con alcune importanti modifiche: innanzitutto la fusione dovrebbe avvenire soltanto con Castelfranco di Sotto e Santa Croce, dando vita ad un’area omogenea dal punto di vista sociale ed economico, per un totale di 50.000 persone. La metà, praticamente, di quanto prospettato dall’Irpet (Istituto regionale programmazione economica della Toscana). Se n’è parlato ieri mattina nell’incontro-dibattito sul tema al palazzo della volta a Fucecchio, voluto dall’associazione Immagina La Toscana per discutere del tema fusione dei Comuni. Il sindaco Spinelli non è riuscito a partecipare, perché stava prendendo parte ad un altro incontro su un tema molto simile (articolo in basso, ndr). E’ arrivato quando il direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti aveva già esposto le logiche che stanno dietro al suo studio: l’Irpet suggerisce di accorpare i Comuni toscani in 49 sistemi locali, accumunati da caratteristiche simili. Ecco la spiegazione del direttore: «In questi sistemi, infatti, l’individuo abita, vive, lavora e si sposta. Verrebbero accorpate le parti amministrative di ogni singolo ente, senza però inficiare sui servizi. E il discorso della tutela dell’identità regge fino ad un certo punto, perché se l’identità c’è rimane comunque». Tutti indirizzi che il sindaco di Fucecchio condivide, salvo che per la scelta dei Comuni con cui fondersi: «Le cose vanno fatte per gradi – sottolinea Spinelli – e per questo credo che il nostro posto sia con Castelfranco e Santa Croce: stesse dinamiche economiche, stessi problemi legati alla gestione dell’Arno, pezzi di territori che condividiamo, come le Cerbaie. E poi con la fusione si sbloccherebbe il patto di stabilità per cinque anni, permettendoci di investire sul territorio e far ripartire il mercato. Dall’altra parte, invece, se si uniscono troppi Comuni assieme si rischia di creare disservizi».
In quest’ottica va il progetto condiviso di riqualificazione dei centri urbani presentato dallo stesso Spinelli a Santa Croce insieme ai colleghi del comprensorio del cuoio. Spiegarlo alla cittadinanza (che ha voce in capitolo ma fino ad un certo punto) non sarà facile ma il sindaco spinge per il Comune unico della riva destra dell’Arno. Favorevole anche l’ex consigliere regionale di Forza Italia Nicola Nascosti: «Bene che se ne parli ma se si sceglie la fusione, l’Unione deve sparire, visto che è un fallimento politico già così com’è e non avrebbe più nessun senso. Snellendo gli enti, invece, si avrebbero più soldi a disposizione per investire o per abbassare le tasse». All’incontro ha partecipato anche Paolo Moschi, assessore di Volterra, che ha dato voce ai contrari alle fusioni.
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