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Empoli

la scoperta

«Ecco le prove che il castello fu progettato da Brunelleschi»

Giacomo Bertelli
Il professore Massimo Ricci ha guidato i giornalisti in visita al castello di Oliveto (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Il professore Massimo Ricci ha guidato i giornalisti in visita al castello di Oliveto (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Viaggio nell’antico maniero di Oliveto a Castelfiorentino con il professor Ricci che ne rivela i segreti: «Torri, architettura ed elementi decorativi sono elementi inequivocabili». Dario Nardella: «Occasione di rilancio per Castelfiorentino»

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CASTELFIORENTINO. I dispositivi architettonici e l'ingegneria militare così avanzata per il '400 presenti al Castello di Oliveto a Castelfiorentino non lasciano dubbi sulla firma del Brunelleschi. Sono questi gli elementi principali e focali che hanno consentito al professor Massimo Ricci, uno dei massimi studiosi del Brunelleschi, di lanciare questa ipotesi che sarà pubblicata integralmente a dicembre su Pegaso. Il castello costruito nel 1424 da Puccio Pucci, della nobile famiglia fiorentina, a guardia dei propri vasti possedimenti della zona, nonché come rifugio per i tempi di instabilità politica e residenza di campagna, rappresenta una opera-simbolo del Rinascimento che mette al centro del mondo l'uomo con la sua intelligenza, proprio come Brunelleschi.

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Una scoperta documentata da un lungo percorso di studi, una sorta di ossessione per lo stesso Ricci che non nasconde l'emozione e la volontà anche di confrontarsi anche con altri studiosi, con una ferma convinzione però, cioè la mano del Brunelleschi è inequivocabile in questa roccaforte. Dal georadar fino agli infrarossi anche la tecnologia è arrivata in supporto di questa ricerca per spiegare alcuni dilemmi architettonici mai risolti. Una tesi sostenuta fermamente dal già docente dell'Università di Firenze, esperto del forum Unesco 'University and Heritage' di Valencia. Innanzitutto si parte dalle origini della stessa struttura, con le torri edificate con rapidità ancor prima della cinta muraria, così da poter essere impiegate subito come bastione di difesa.

Le mura del Castello dimostrano alcuni segni di rifacimento, segno di attacchi soprattutto dal versante senese, ma fanno capire la straordinaria intuizione del Brunelleschi, perché le torri hanno resistito, grazie alla sua progettazione, all'assedio. E' proprio infatti l'invettiva profonda di Brunelleschi che secondo Ricci fa mettere la firma inequivocabilmente su questo castello nel cuore della Valdelsa e che addirittura «supera il genio di Leonardo da Vinci"».

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Parole forti da parte dell'esperto studioso che si sofferma sui mattoni, vero e proprio elemento distintivo della stessa Castelfiorentino, con un passato all'avanguardia per questo primo tassello del Castello. Mattoni sagomati per realizzare alcuni dettagli strategici per respingere il nemico dalle torri: «Un espediente murario molto raffinato». Attenzione anche con il percorso di guardia interno che mirava a difendersi dall'arrivo della polvere da sparo. Una soluzione che ancora una volta porterebbe la firma di Brunelleschi che si preannuncia precursore e stratega dell'architettura militare. Non solo torri e architettura ma anche gli elementi decorativi fanno pensare a questa attribuzione, come i 'Portali', porte da sempre riconosciute, oppure il Ballatoio, che merita una attenzione particolare: «Un dispositivo anomalo che non potrebbe stare in equilibrio statico», ma che pure è rimasto in piedi per più di seicento anni. E' la prova definitiva, che non consente appello. «Qui c'è la sua testimonianza migliore, la sua firma: è nella sfida lanciata alla forza di gravità, che ritroviamo anche nella Cupola del Duomo, che vedo la sicura mano del Brunelleschi».

Le ricerche portate avanti dal professor Ricci hanno “stregato” il presidente della città metropolitana di Firenze, nonché sindaco del capoluogo, Dario Nardella. Il primo cittadino fiorentino ha voluto mandare un messaggio in occasione della conferenza promossa al Castello di Oliveto, nel comune di Castelfiorentino, per parlare della firma del Brunelleschi legata a questo complesso: «Una scoperta molto importante perché rinforza il già saldo legame che unisce Castelfiorentino e Firenze: penso alla condivisione del Giglio come simbolo cittadino, la sottoscrizione della pace tra Firenze e Siena per la battaglia di Montaperti che fu siglata proprio a Castelfiorentino, la storia comune di personaggi importanti come Benozzo Gozzoli e Cosimo Ridolfi e tanti altri esempi. Adesso questa grande scoperta, per cui il costruttore della grande Cupola del Duomo di Firenze è anche ideatore del Castello di Oliveto di Castelfiorentino». Una scoperta che apre nuovi ed interessanti scenari anche per Castelfiorentino: «Un'occasione di rilancio per tutto il territorio, un'opportunità imperdibile per cominciare fin da ora a pensare a nuovi itinerari culturali e turistici basati sui personaggi che hanno fatto la grandezza di Castelfiorentino e di Firenze: un percorso ideale da nord verso sud, che da Cosimo Ridolfi e dalla Villa di Meleto, possa svilupparsi in direzione di Benozzo Gozzoli e il suo Museo per arrivare infine al Castello di Oliveto di Filippo Brunelleschi».

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