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Empoli

Scovato pellame rubato per 50.000 euro

Scovato pellame rubato per 50.000 euro

Blitz dei carabinieri in un magazzino di Fucecchio, il proprietario dell’immobile: «Stoccato lì a mia insaputa»

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FUCECCHIO. Il pellame rubato a Ponte a Cappiano aveva fatto poca strada. Era stoccato all'interno di un magazzino di Fucecchio, pronto probabilmente per essere rivenduto alle concerie della zona. È stato scoperto dai carabinieri della stazione di piazza Montanelli, dopo due settimane di indagini. Che proseguono. Anche perché - secondo quanto è trapelato - il proprietario del magazzino dove era stoccata la merce rubata, era all'oscuro di tutta la faccenda. Dunque, gli aspetti da chiarire sono ancora molti. Ma intanto la conceria Pegaso, del gruppo Alba di Ponte a Cappiano ha recuperato cinquantamila euro di Wet-Blue, il cui nome deriva dall'aspetto, bagnato e di colore azzurro, che i pellami assumono dopo una serie di passaggi (in pratica, col "wet-blue", tipico della concia al cromo, si comincia la fase di caratterizzazione che trasformerà il pellame in articolo di moda, destinato a scarpe, borse e abbigliamento).

Il colpo da 800 pelli semilavorate messo a segno a fine ottobre aveva scatenato la reazione dell'imprenditore Alvaro Banti, della famiglia proprietaria del gruppo Alba, che conta quattro stabilimenti per una superficie totale di oltre 12.000 metri quadrati, nella zona industriale di Ponte a Cappiano.

Tre immobili ospitano le fabbriche del gruppo, un quarto, più piccolo, ospita un magazzino pelli. Ed è proprio questo che era finito nel mirino dei ladri. «La vergogna - aveva sbottato Banti - è che ci siano conciatori disposti a comprare questa roba. Se l'hanno rubata, significa che c'è qualcuno che la comprerà. Che siano conciatori o contoterzisti, questo non lo so. Ma di fatto c'è chi è pronto a pagare per averla. Ogni conciatore dovrebbe imporsi come regola morale quella di non acquistare pelle rubata. E invece evidentemente non è così».

Nel frattempo i carabinieri fucecchiesi avevano avviato le indagini, che nel giro di due settimane hanno portato al ritrovamento del pellame, all'interno di un magazzino, la cui collocazione per il momento viene tenuta top-secret, proprio per non intralciare le indagine, che proseguono. Il proprietario dell'immobile ha respinto qualsiasi coinvolgimento: «Io non ne sapevo niente». Probabilmente, con o senza la sua complicità, era stata depositata temporaneamente per poi essere rivenduta in zona.

E c'è un altro aspetto che sarà valutato attentamente: proprio questo tipo di pellame è stato di recente al centro di un'operazione della guardia di finanza nel Valdarno, che ha permesso di smascherare una truffa al fisco da 100 milioni di euro, con 34 imprenditori indagati per evasione fiscale.

Il tutto avveniva attraverso la commercializzazione illecita delle Wet-Blue, con fatture per operazioni inesistenti per milioni di euro da parte delle società di comodo a vantaggio delle aziende conciarie degli imprenditori denunciati. Le società cartiere, secondo le accuse, vendevano le pelli di provenienza illecita all'azienda filtro/broker che a sua volta le rivendeva, con una falsa fattura e percentuali di guadagno irrisorie, alle concerie clienti. In questo modo venivano immesse nel circuito legale pelli di provenienza sconosciuta.

Ma la Wet-Blue non è l'unica a ingolosire ladri e trafficanti. Negli ultimi mesi si sono verificati una serie impressionante di furti di pellami vari, nelle aziende di Fucecchio ma anche di Ponte a Egola e Santa Croce sull'Arno, per un bottino complessivo di alcune centinaia di migliaia di euro. L'ultimo colpo nella notte tra lunedì e martedì alla conceria Coripel ("visitata" anche un paio di mesi fa), in via della Confina a Fucecchio, dove sono sparite oltre duemila pelli semilavorate, stoccate nel piazzale. Insomma, c'è un fiorente mercato nero della pelle. Ma almeno stavolta il piano dei ladri è fallito. (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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