Gioco
Paola di Montespertoli, la disabile giramondo che ha rotto ogni barriera
Ha lavorato in Germania e poi si è sposata nella Repubblica Domenicana. Ora ha scritto un libro “Io vivace invalida senza frontiere”, per lanciare il suo messaggio: mai fermarsi di fronte alle difficoltà
EMPOLI. Un vita fatta di battaglie, soddisfazioni e un libro da esordiente per parlare della sua storia: Paola Giusti, disabile, lancia un messaggio: possiamo superare tutte le barriere e lo fa attraverso il suo libro, “Io vivace invalida senza frontiere”. Paola spiega le sue speranze, le passioni che non l’hanno mai abbandonata malgrado si sia ritrovata disabile già dall’ età di 16 anni quando si dovrebbe aprire un mondo fatto di gioie e di aspettative.
Paola insegna come si sia goduta ogni singolo istante della vita malgrado sia partita da una condizione di svantaggio. «La storia che ho voluto scrivere si apre proprio il 7 giugno 1960 quando avevo 16 anni e durante una gita con i miei genitori a Catania mi si palesò la meningomielite che mi toglieva la forza dalle gambe - commenta Paola - feci una strenua riabilitazione per 5 anni e fu per me molto doloroso vedere che, dopo tutti quegli anni passati a fare riabilitazione, non sarei mia più potuta tornare ad essere la ragazza atletica e attiva che ero un tempo: avrei sempre zoppicato». Dopo aver preso coscienza che non avrebbe più potuto condurre la vita di prima al cento per cento, si aprì per Paola Giusti un periodo di grande sofferenza al termine del quale decise di voler vivere la sua vita al massimo togliendosi tutte le soddisfazioni che avrebbe voluto realizzare.
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All’età di 22 anni, da studentesse di lingue straniere, decise di trascorrere un mese nella città universitaria di Parigi e l’estate successiva si recò invece in Germania dove lavorò come babysitter. Fu proprio in Germania, quella che le definisce la sua seconda patria, che qualcosa nella sua vita cambiò profondamente e la portò a vivere un’esperienza che tutt’oggi ricorda con passione e forse un po’ di nostalgia. «Nel mio periodo in Germania scoprii che stavano cercando insegnanti italiani e decisi di fare la domanda - continua - dopo poco tornai a Montespertoli e sicuramente mi colse alla sprovvista quando mi arrivò il telegramma che mi annunciava di essere stata presa in una scuola di Colonia. Ho lavorato per 20 anni in Germania prima all’interno del mondo dell’istruzione poi successivamente all’emittente radiofonica Deutschlandfunk che mi ha regalato davvero tanta fama e soddisfazioni».
Iniziano così 20 anni di grande soddisfazioni raggiunti in una terra che non è la sua ma che l’ha accolta a braccia aperte e dove lei ha saputo entrare nel cuore dei tedeschi soprattutto quando lavorava come speaker e la sua voce era molto ascoltata e amata dai cittadini che attendevano la sua rubrica. Durante questi anni, Paola ha avuto modo di godersi una delle sue grandi passioni ovvero i viaggi.
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Alla fine di questi lunghi 20 anni, però, Paola Giusti sente la profonda esigenza di ritornare in patria, anche per l’insofferenza nei confronti del clima tedesco, e approda ad una scuola di Montespertoli. «Tornata in patria trovai un’Italia molto diversa, molto disorganizzata che non si curava minimante dei disabili e delle loro necessità - spiega Paola - mi ritrovai dall’avere una situazione impeccabile in Germania, dove i disabili hanno molti benefici e sgravi, a ritrovami con niente di tutto questo».
Ritornata a casa Paola insegnò per un anno in una scuola di Montespertoli e per due anni nel carcere; successivamente visto che la sua condizione fisica era peggiorata, fu mandata in pensione all’età di 49 anni poiché considerata non più idonea all’insegnamento. Ricominciò così a viaggiare e trovò nella Repubblica Domenicana il suo habitat naturale perfetto, tanto da andare ogni anno in questa terra ormai da ben 18 anni.
«La considero la mia terza patria e in questa terra mi ci sono pure sposata con un ragazzo del luogo - racconta Paola - purtroppo poi il matrimonio non è andato bene, ma ora sono felice». Felice perché non si è mai fermata di fronte a niente. Anzi il suo handicap le ha dato la forza di fare di più di quello che avrebbe fatto se fosse stata in una condizione normale.
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