Il Tirreno

Empoli

Muore nello schianto contro una casa

di Francesco Turchi
Muore nello schianto contro una casa

Agente di polizia perde il controllo dello scooter e sbatte la testa nel muro, lascia moglie e una bambina

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CAPRAIA E LIMITE. Ha perso il controllo del mezzo ed è andato a sbattere contro il muro di una casa, per poi finire sull’asfalto. L’impatto è stato tremendo e non gli ha lasciato scampo. Carlo D’Agostino, 46 anni, casertano, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Velletri (Roma), è morto sull’asfalto di via Matteotti a Limite sull’Arno. Non indossava il casco, che avrebbe potuto salvarlo: il trauma cranico gli è stato fatale. L’incidente è avvenuto domenica, intorno a mezzanotte e mezzo, lungo la provinciale 106. D’Agostino viaggiava a bordo di uno scooter Yamaha T-Max. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, non ci sono altri mezzi coinvolti. E non ci sono dubbi sulla dinamica, tanto che il magistrato di turno ha disposto l’immediata restituzione della salma alla famiglia.

L’incidente mortale è avvenuto all’altezza del civico 22, davanti agli occhi di alcuni testimoni, che hanno chiesto l’intervento del 118.

La sala operativa ha inviato sul posto l'automedica di stanza all'ospedale San Giuseppe di Empoli e un'ambulanza della Pubblica Assistenza di Montelupo Fiorentino. I soccorritori hanno tentato disperatamente di strapparlo alla morte, ma la situazione è apparsa subito disperata. Ed è precipitata nel giro di pochi minuti, quando il medico ha constatato il decesso di Carlo.

In via Matteotti sono arrivati anche i carabinieri che hanno chiuso al traffico la strada per effettuare i rilievi. Carlo - secondo alcune testimonianze - stava tornando a casa dopo aver trascorso qualche ora con gli amici in un bar. Stava per raggiungere la moglie e la figlia piccola. Ma ha perso il controllo del mezzo ed è andato a sbattere con la testa contro muro, mentre il suo scooter ha proseguito la marcia per alcuni metri.

D’Agostino, di origini casertane, era in servizio effettivo nel penitenziario di Velletri.

Insieme alla sua famiglia si era trasferito da poco a Limite sull’Arno perché la moglie era stata chiamata come insegnante precaria in una scuola di Firenze: «Carlo - si legge in un comunicato di Carmine Olanda, segretario generale del Sippe (Sindacato polizia penitenziaria) - aveva chiesto all’amministrazione penitenziaria di poter avere un’assegnazione temporanea nel carcere di Firenze ma il Ministero ha rigettato l’istanza di distacco. Era quindi costretto spesso dopo il servizio notturno a partire per stare qualche giorno vicino alla propria famiglia. Il viaggio di sabato, però, gli è stato fatale».

Sulla tragedia di Limite sull’Arno interviene anche il segretario nazionale dell’Ugl polizia penitenziaria, Alessandro De Pasquale: «Moltissimi poliziotti penitenziari purtroppo lavorano lontano dalle proprie famiglie e ci sono anche delle ragazze madri che sono costrette a lasciare i propri figli ancora in tenera età ai nonni. Questa categoria di poliziotti “poco fortunati”, sono costretti a lavorare sodo per accumulare qualche giorno così da condividere momenti significativi con i propri cari; questo è quello che faceva l’agente D’Agostino: accumulava un turno smontante ed un riposo e “correva” dalla sua bambina: purtroppo per lui è stato l’ultimo viaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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