Il Tirreno

Empoli

storia e gastronomia

A tavola con Leonardo da Vinci

di Giovanni Ciattini
Alessandro Vezzosi direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci
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Alessandro Vezzosi direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci

Presentato a Vinci il libro "Leonardo non era vegetariano" scritto da Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato, accompagnato dalle ricette dello chef Enrico Panero (Ristorante da Vinci, Eataly, Firenze)

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VINCI. “Coscette di pollo ricomposte, salsa di melarancia piccante e spinacino novello al sesamo”. Un piatto così,  sgomberiamo il campo dagli equivoci, Leonardo da Vinci non lo ha mai mangiato e né avrebbe potuto farlo. Non tanto per l‘inutile dilemma, “carnivoro o vegetariano?”, ma perché questo è uno dei quindici raffinati piatti creati ad hoc dal giovane e preparato chef Enrico Panero (Ristorante Da Vinci, Eataly Firenze) per il libro “Leonardo non era vegetariano” (Maschietto Editore, 19 euro)  scritto da Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato, prefazione di Oscar Farinetti, fondatore della catena Eataly, introduzione di  Davide Paolini e con un’appendice di Cristina Acidini dedicata all’analisi della mensa del “Cenacolo” leonardiano.

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 Un piatto che comunque, né siamo certi, Leonardo avrebbe molto apprezzato per almeno tre motivi: il primo è la sua innata curiosità, principio base del Sapere. Il secondo è che vi avrebbe ritrovato alcuni degli ingredienti presenti nelle sue liste dalla spesa – tra le fonti documentarie del libro – e terzo il suo indiscusso gusto per il bello, per il fatto ad arte.

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Il libro, presentato a Milano nel luglio scorso e per la prima volta in Toscana venerdì scorso nella incantevole Villa Vignozzi a Vinci,  è molto di più di ciò che sembra ammiccare il titolo, quasi volendo creare una disfida tra “gli uccisori di animali” e “gli erbivori”. In realtà la questione viene affrontata e risolta (non vi diciamo come) en passant, ritenendola, giustamente, non centrale. Lo sforzo di Alessandro Vezzosi, direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci, è stato piuttosto quello di scavare a fondo, attraverso accurate ricerche storiche,  nel rapporto che il genio vinciano aveva innanzitutto con la sua terra, fatta di colline ricamate da olivi e vigneti, e con i suoi frutti. Uno sguardo attento e documentato quindi sulla produzione (egli stesso produceva vino e olio) e e sulla lavorazione di quei “elementi-alimenti”, come piace definirli a Vezzosi, che sarebbero poi finiti sulla tavola di Leonardo e non solo.

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Ecco quindi che il volume, che si avvale di molti interessanti apparati iconografici, oltre a schede pratiche illustrate per cucinare i piatti di Panero, ci spiega come Leonardo si sia cimentato di un apparecchio per separare la crusca dalla farina, nell’ideazione di un frantoio “robotico” o della “macchina del freddo”. Immergersi nella lettura del libro di Vezzosi e Sabato è dunque un viaggio piacevole nell’Italia del Cinquecento, quasi una macchina del tempo (non inventata da Leonardo, ma forse chissà l’ha fatto ma non ne è rimasta traccia…) attraverso la vita (e l’alimentazione) di un genio reso umanissimo dal suo studiare  e amare la Natura che lo circondava.

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Ad organizzare la presentazione del libro, all’interno di una conferenza tenuta da Vezzosi ““Leonardo uomo libero, genio e vittima nel quotidiano” e con una annotazione di Agnese Sabato sull’olio per il “Dizionario della cucina di Leonardo” è stata la Pro Loco di Vinci, presieduta dall’ingegnere Antonio Cinelli. Alla parentesi culturale ha poi fatto seguito il momento conviviale della “cena all’olio” accompagnato dall’anticipazione dei prossimi appuntamenti. E’ tra questi spicca, nel marzo 2016, una visita guidata a Firenze e al nuovo Museo dell’Opera del Duomo impreziosita da una sosta nel Ristorante Da Vinci magari per assaggiare uno di quei manicaretti che lo chef Panero, anche lui l'altra sera presente in sala, ha inserito nel volume.

 

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