Sicurezza
Più di cinquecento contro la Coop
I sindacati: «Questa dirigenza non ci appartiene, non deve pensare a fare utili»
EMPOLI. Domani sarà bene non trovarsi a dover fare la spesa al supermercato. L’Unicoop Firenze ha garantito che, nonostante lo sciopero, aprirà tutti i punti vendita, piccoli e grandi. Ma qui, in questa terra che ha dato i natali alla cooperazione, raggiungere questo obiettivo sarà arduo. Si stima un’adesione dell’80% allo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale indetto da Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uilt Tucs. Un contratto che è scaduto da 22 mesi. Che riguarda tutta la grande distribuzione. E che vede la Unicoop «in posizioni diverse rispetto al passato». Come se fosse una qualunque catena impegnata a fare più utili possibili.
Empoli e Castelfiorentino non sono zone da ipermercato dove l’apertura dei grandi centri commerciali è avvenuta a freddo, indipendentemente dalla storia, dai valori e dalla cultura dei territori. A Empoli e a Castelfiorentino, e in tutti gli altri comuni del circondario, le cooperative sono state aperte perché, subito dopo la secondo guerra mondiale, almeno un componente in ogni famiglia, ha contributo con il suo tempo libero, sabato pomeriggio e domenica mattina, alla costruzione di casa del popolo e relativa bottega accanto in tutte le frazioni. Fino a quando all’inizio degli anni Sessanta in via Ridolfi (dove al momento c’è il negozio Benetton) venne inaugurato il primo supermercato Coop d’ Italia. Una dimensione avveniristica per una cittadina sostanzialmente di campagna. Ma che aveva il grosso tesoro della cooperazione. Ecco perché nell’Empolese Valdelsa ci sono 90 mila soci. vale a dire uno ogni due abitanti . Rimangono fuori i neonati, i ragazzi e solo qualcun altro. Ed ecco perché la decisione di proclamare la protesta contro Unicoop è abbastanza eccezionale. Tanto che i delegati Rsu hanno spiegato che «facciamo sciopero per la Coop». Non contro. Ma solo per contrastare una deriva «che non ci appartiene».
I punti che i sindacati contestano sono «la richiesta di diminuire la paga oraria, la diminuzione dello straordinario notturno e festivo, la cancellazione del pagamento dei primi tre giorni di malattia al quarto episodio. «La controparte - spiega il segretario della Camera del lavoro Rossano Rossi - mette delle condizioni che stridono con la storia della cooperazione». E c’è imbarazzo « di fronte «all’atteggiamento tenuto dai vertici di Unicoop». Una virata che sarebbe da addebitare non tanto al cambio del vertice (Daniela Mori che ha preso il posto di Turiddo Campaini) quanto alla parte dirigente meno legata alla cooperazione e più al modello ipermercati. «Lavoro da 36 anni alla Coop - spiega Maurizio Bagnoli della Rsu - e c’è difficoltà a fare sciopero contro la Coop perché finora la nostra realtà, quando ci sono stati problemi, ha fatto da paciere tra le parti contro i falchi della grande distribuzione. L’atteggiamento è stato cauto mentre invece ora non è così». «I livelli di assenteismo sono fisiologici - va avanti Bagnoli - e se anche ci fosse questo problema non è così che si affronta. In quattro anni la cooperativa ha ristrutturato gli ipermercati, i dipendenti sono stati ricollocati, i lavoratori hanno avuto buoni premi di produzione. Diciamo che è stata fatta una politica illuminata, i prezzi sono i più bassi in Italia. E ci sono anche utili». E allora perché queste richieste? Insomma la direzione presa dalla Unicoop «non è nel nostro Dna».
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