Toscana
Maxi-furto (perfetto) di pellame «Tutta colpa di chi la compra»
Banti (gruppo Alba): «Vergognosi i conciatori che alimentano questo mercato» È lo stesso materiale al centro dell’inchiesta della finanza per una maxi-evasione
FUCECCHIO. Hanno messo le mani su quasi cinquantamila euro di pellami, senza lasciare traccia. Un colpo perfetto, che provoca la reazione dell’imprenditore derubato: «La vergogna è che ci siano conciatori disposti a comprare questa roba». Alvaro Banti lavora da anni nelle aziende di famiglia. Il gruppo Alba conta quattro stabilimenti per una superficie totale di oltre 12.000 metri quadrati, nella zona industriale di Ponte a Cappiano. Tre immobili ospitano le fabbriche del gruppo, un quarto, più piccolo, ospita un magazzino pelli. Ed è proprio questo che è finito nel mirino dei ladri. Il gruppo ha acquisito anche gli stabilimenti del complesso Skirianik, in Ucraina, per la trasformazione delle pelli da grezzo a wet-blue, il cui nome deriva dall’aspetto, bagnato e di colore azzurro, che i pellami assumono dopo una serie di passaggi. In pratica, col “wet-blue”, tipico della concia al cromo, si comincia la fase di caratterizzazione che trasformerà il pellame in articolo di moda, destinato a scarpe, borse e abbigliamento.
«Sono entrati nella notte - spiega Alvaro - arrivando nel nostro magazzino di via Lombardia da viale Colombo. Probabilmente sono passati da una vecchia fabbrica dismessa e sono arrivati sul piazzale, dove era stoccato il pellame». I danni stavolta sono limitati, ma il bottino è notevole: «Quarantattomila euro di pellami - sottolinea Banti -. Il nostro sistema di videosorveglianza non copre quel punto del piazzale». E così i ladri, nel cuore della notte, in piena zona industriale, hanno potuto agire indisturbati, caricando la “wet blue” probabilmente su un furgone, per poi rivenderla sul mercato nero. Ed è proprio questo che fa arrabbiare Alvaro: «Se l’hanno rubata, significa che c’è qualcuno che la comprerà. Che siano conciatori o contoterzisti, questo non lo so. Ma di fatto c’è chi è pronto a pagare per averla». O si tratta di una banda che commercializza le pelli, oppure si tratta di ladri entrati in azione su commissione: «Ogni conciatore dovrebbe imporsi come regola morale quella di non acquistare pelle rubata. E invece evidentemente non è così».
Una volta verificata l’entità del bottino, attraverso l’inventario, la famiglia Banti ha denunciato il furto ai carabinieri della stazione di piazza Montanelli, che hanno avviato le indagini: «Purtroppo però - conclude Alvaro - è praticamente impossibile ritrovarla. Non è “marchiata”, non c’è niente che possa testimoniare che quella “wet blue” è mia».
Proprio questo tipo di pellame è stato di recente al centro di un’operazione della guardia di finanza nel Valdarno, che ha permesso di smascherare una truffa al fisco da 100 milioni di euro, con 34 imprenditori indagati per evasione fiscale. Il tutto avveniva attraverso la commercializzazione illecita delle Wet Blue, con fatture per operazioni inesistenti per milioni di euro da parte delle società di comodo a vantaggio delle aziende conciarie degli imprenditori denunciati.
Le società cartiere, secondo le accuse, vendevano le pelli di provenienza illecita all’azienda filtro/broker che a sua volta le rivendeva, con una falsa fattura e percentuali di guadagno irrisorie, alle concerie clienti. In questo modo venivano immesse nel circuito legale pelli di provenienza sconosciuta. (f.t.)
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