Il Tirreno

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«Regalo a Benvenuti nel giorno più triste»

«Regalo a Benvenuti nel giorno più triste»

La rabbia del fratello di Marinella (deceduta proprio un anno fa) per i domiciliari concessi al cognato

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FUCECCHIO. «Domani (oggi, ndr) è l’anniversario della morte di mia sorella. E hanno fatto un bel regalo alla persona indagata per l’omicidio. È una decisione che non riesco proprio a capire». Roberto Bertozzi, fratello di Marinella, trovata morta nella sua casa di Querce il 30 ottobre di un anno fa, è arrabbiato e amareggiato per la decisione del tribunale del riesame, che ha accolto la richiesta di sostituzione delle misure cautelari avanzata dagli avvocati Luca Tafi e Antonio Voce, per il loro è assistito.

Giacomo Benvenuti, 40 anni, dipendente di una conceria di Santa Croce sull’Arno, indagato per omicidio volontario e aggravato e maltrattamenti, esce da Sollicciano dopo nove mesi. Sarà “sorvegliato” da un braccialetto elettronico.

Una svolta che proprio non va giù a Roberto, che da un anno si batte con tutte le sue forze affinché venga fatta giustizia. Fu lui la sera di un anno fa, una volta visto il cadavere della sorella, a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine: «Benvenuti doveva restare in carcere» continua a ripetere.

E poi ci sono quelle frasi, scritte dai giudici, che proprio non vanno giù a Bertozzi: «Gli indizi a carico dell’indagato - si legge nell’ordinanza - appaiono gravi pur se allo stato essi parrebbero piuttosto orientare verso la meno grave contestazione di omicidio preterintenzionale».

Roberto, titolare della conceria Mizar di Santa Croce, ribadisce che sua sorella «era completamente distrutta, dentro e fuori, piena di lividi, irriconoscibile».

Rivive l’incubo vissuto un anno fa, nella villetta di Querce. Il medico del 118, intervenuto su richiesta di Benvenuti, marito di Marinella, aveva constatato il decesso per cause naturali, dando di fatto il via libera per il funerale.

Fu Roberto a chiamare i carabinieri e a far scattare le indagini, che portarono all’arresto dell’operaio, il 4 marzo scorso.

«Ma non basta sentire quello strazio per tenerlo in carcere?». Il riferimento è alla registrazione, effettuata da Marinella. Aveva nascosto un registratore e documentato il suo dramma quotidiano e familiare.

Quel cd avrebbe dovuto essere il passaporto per la salvezza della sorella che poi non ha usato: «Ora gli mettono il braccialetto elettronico? Anch’io ho un braccialetto, e lo porto sempre con me. È fatto di dolore, per le perdite, in pochissimo tempo, dei miei genitori e poi di mia sorella - in quel modo - per la quale voglio giustizia». (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web