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Ora c’è l’incubo rapinatori seriali nelle case

Ora c’è l’incubo rapinatori seriali nelle case

Tante analogie tra il colpo di Fucecchio e i due precedenti nel Pisano: forse è la stessa banda

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FUCECCHIO. Tre banditi incappucciati, nel cuore della notte. Che strattonano e minacciano le loro vittime. Entrano forzando una finestra e cercano la cassaforte. Tre caratteristiche identiche per tre colpi nell’arco di cinque giorni. Forse sono soltanto coincidenze. Forse. Oppure le rapine di Montecalvoli, Castelnuovo Valdicecina e Fucecchio sono opera delle stesse persone. E le indagini dei carabinieri seguono anche questa pista. I militari della stazione di Fucecchio si sono scambiati una serie di informazioni con i loro colleghi pisani, cercando altre analogie, ma anche elementi aggiuntivi che possano aiutare a risalire ai banditi.

L’ultimo colpo è stato messo a segno nella notte tra mercoledì e giovedì in via Boito a Fucecchio. Marcella Sabatini, 73 anni, è stata svegliata dai rumori e si è ritrovata di fronte tre uomini incappucciati. Ha gridato, ha chiesto aiuto alla figlia Simona Taddei. Che si è precipitata nell’altra stanza ed è finita nella trappola della banda. Le due sono state minacciate di morte e strattonate. Costrette ad aprire la cassaforte (vuota) e a consegnare i contanti che avevano in casa (300 euro), oltre ai gioielli.

Marcella e Simona hanno raccontato il loro incubo ai carabinieri, ma di fatto gli elementi utili ai fini delle indagini sono pochi. In quella zona, tra l’altro, non ci sono telecamere, neanche di privati. E allora non resta che confrontare tutto questo con i racconti forniti dalle altre vittime: i coniugi Pierini, fornai per una vita a Castelnuovo Valdicecina e ora in pensione. Svegliati nella notte tra tre stranieri, forse romeni, poi fuggiti anche con tre fucili regolarmente detenuti. Erano armati di coltello e spranga. Qualcosa di simile era avvenuto poche ore prima a Montecalvoli, in casa dei coniugi Carli, rapinati da tre uomini che si sono allontanati - dopo aver ripulito la cassaforte - con tre lingotti d'oro da 100 grammi ciascuno più gioielli e monili di valore per un bottino complessivo di alcune decine di migliaia di euro. Insomma, le analogie ci sono. Ma al momento è soltanto una delle ipotesi. Perché non si può escludere che alla fine si tratti di bande diverse, che operano con le stesse modalità.

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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