La protesta
Pozzo e fosso inquinati multato autolavaggio
In un controllo dell’Arpat trovati oltre quarantamila chili di acque reflue e non depurate stoccate in condizioni precarie nel piazzale dell’azienda
FUCECCHIO. Irregolarità ambientali e criticità gestionali in un autolavaggio. A segnalare la cosa è l'Arpat, impegnata da agosto negli accertamenti all'azienda , situata in una zona sprovvista di fognatura e vicina al rio Macone. Oltre 40mila chili di rifiuti depositati sul piazzale, per la maggior parte acque reflue non depurate raccolte in contenitori. L'azienda effettua lavaggio di veicoli, pulizia e bonifica di cisterne adibite al trasporto di prodotti alimentari e non. «Sono emerse irregolarità nella gestione rifiuti, criticità nell'approvvigionamento e nella gestione delle acque di lavaggio – spiegano dall'azienda regionale – inoltre è stato rilevato un generale stato di degrado nella conduzione aziendale ed una scarsa manutenzione. La ditta è risultata priva di autorizzazioni in materia ambientale ed era sconosciuta agli archivi di Arpat». In particolare l'impianto, che non produce scarichi idrici in quanto riutilizza le acque, è risultato privo della necessaria organizzazione per contabilizzare i flussi delle fonti di approvvigionamento (pozzo, rete e ricircolo) né per distinguere e identificare la tipologia dell’acqua utilizzata. «A causa di carenze strutturali l’impianto di depurazione può esercitare la sola funzione di raccolta, sedimentazione e filtrazione ma non quella di decantazione – continua Arpat – Non è quindi in grado di garantire il processo depurativo delle acque. Sul piazzale erano inoltre depositati numerosi contenitori ricolmi di rifiuti mescolati indipendentemente dalla loro natura (melmoso, oleoso, liquido). I rifiuti erano stoccati in condizioni precarie ed all'aperto; alcuni contenitori erano rotti o con segni invecchiati di imbrattature esterne». Condizioni che hanno spinto i tecnici ad effettuare anche un controllo sulle acque superficiali del pozzo, del fosso di scarico e dello stesso rio Macone, che hanno evidenziato nei primi due casi valori elevati soprattutto per i parametri organici ed i solidi sospesi, ad eccezione degli idrocarburi e dei tensioattivi. Non inquinate, invece, le acque superficiali del rio. Situazione che nel complesso ha portato a elevare sanzioni amministrative ai titolari della ditta ed impartire prescrizioni finalizzate a sanare le irregolarità riscontrate. «Siamo a conoscenza da tempo della situazione della quale oggi parla Arpat – dice l'assessore all'ambiente Silvia Tarabugi. – Abbiamo monitorato tutto lo sviluppo delle analisi e confidiamo in una veloce normalizzazione della situazione».
Nilo Di Modica
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