Il Tirreno

Empoli

Alla tivù coi ladri accanto, riesce a rinchiuderli in una stanza

Marco Pagli
Giovanni Cantini, suocero di Marco Benini, che mostra da dove sono passati i ladri (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Giovanni Cantini, suocero di Marco Benini, che mostra da dove sono passati i ladri (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il coraggio di un padre a Empoli: gira la chiave e chiama la polizia ma i malviventi riescono a fuggire prima dell'arrivo della polizia. Un anno fa gli rubarono una macchina fotografica e i gioielli aprendo la cassaforte che aveva in casa

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EMPOLI. Lui stava guardando la tv seduto sul divano. La moglie e la figlia erano andate a letto da poco. Ad un certo punto alcuni rumori che arrivano dal piano di sopra. Il primo pensiero va ai gatti, che stiano spostando qualcosa. Poi i rumori si ripetono. La corsa su per le scale e il brivido lungo la schiena: la porta dello studio è socchiusa. Dentro c’è qualcuno, il sangue rimane freddo e la mano va alla maniglia. Chiude la porta e gira la chiave. Almeno non potranno andare oltre. La polizia arriverà poco dopo, ma i ladri sono già scappati, da quella stessa finestra da cui erano entrati.

Il racconto è quello di Marco Benini, trentenne residente nella frazione di Monterappoli. Quei minuti di assoluto spavento li ha vissuti domenica 11 ottobre intorno alle 22.30. Una domenica come tante, fino a che qualcosa non lo ha insospettito. Un tentativo di furto proprio mentre lui e la sua famiglia erano in casa. Peraltro ad un orario insolito, troppo presto per sperare di trovare tutti a letto e poter agire indisturbati nel buio della notte. E per di più ad un anno esatto di distanza da un altro furto subito. «Ero nel salotto a guardare la tivù quando ho sentito alcuni rumori che provenivano dal piano di sopra – ripercorre quei momento Marco Benini – sapevo di aver lasciato la finestra dello studio aperta e quindi all’inizio ho pensato che fossero i gatti. Poi, però, i rumori sono continuati e a quel punto mi sono insospettito. Mia moglie e mia figlia erano fortunatamente già a letto e non hanno sentito niente. Io sono salito e ho visto che la porta dello studio non era come l’avevo lasciata, era socchiusa e dentro ho sentito quelli che mi sembravano due uomini. Non ci ho pensato due volte, ho chiuso la porta e ho girato la chiave. Mi è venuto d’istinto per impedire loro di andare oltre». I ladri probabilmente sono stati colti dal panico e hanno lasciato sul tavolo dello studio l’unico oggetto di valore che potevano rubare, un computer. E sono immediatamente usciti dalla finestra che avevano utilizzato per entrare. La polizia, che nel frattempo Marco aveva avvertito, è arrivata pochi minuti dopo, ma non è riuscita a fermare i ladri che presumibilmente si sono dileguati nella campagna.

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«Questa volta non sono riusciti a portare via niente – continua – nemmeno il computer che stava nello studio. L’unica cosa è stata danneggiare il mobile che probabilmente hanno utilizzato per fuggire dalla finestra. Per me è stato un grande spavento, considerando anche che c’erano mia moglie e mia figlia in casa. Sul momento ho pensato solo a tenere lontano il pericolo e ho agito d’istinto. Poi, ripensandoci ho capito il rischio che avevamo corso». Lo stesso rischio sfiorato lo scorso anno, quando un'altra banda entrò nella sua casa. Era il tredici ottobre, ad un ora molto simile a quella di domenica sera. In quell’occasione Marco, con la sua famiglia, era rientrato pochi minuti dopo che i ladri se n’erano andati. «Fortunatamente la prima volta eravamo fuori da casa – spiega – anche se siamo rientrati davvero poco tempo dopo aver subito il furto. Anche quella volta arrivarono dopo cena, tra le nove e le undici di sera. Si erano portati dietro addirittura un flessibile e con quello riuscirono ad aprire la cassaforte. All’interno c’erano alcuni gioielli d’oro, regali e ricordi di famiglia, che portarono via. Inoltre, rubarono una macchina fotografica e una telecamera». Le forze dell’ordine furono avvertite solo dopo il colpo e non fu possibile effettuare i rilievi e avviare le indagini. Per Marco e la sua famiglia rimasero tanta paura e tanta rabbia. «Dopo quel furto mi dissi, speriamo che non capiti più - conclude - Purtroppo è avvenuto ancora e questa volta è stato forse peggio perché sentire che qualcuno sta entrando nella tua casa mentre sei dentro è una sensazione davvero brutta».

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di Redazione web