Il Tirreno

Empoli

Più paletti alle famiglie immigrate Si cambia sistema per le case popolari

di Marco Sabia
Più paletti alle famiglie immigrate Si cambia sistema per le case popolari

Tra un mese il nuovo regolamento per l’assegnazione verrà approvato dall’Unione dei Comuni Gli alloggi non verranno ereditati. Mille sono le famiglie in attesa di partecipare al bando

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EMPOLI. La nuova legge regionale sull’assegnazione delle case popolari è destinata a rivoluzionare il mondo delle case popolari nell’Empolese Valdelsa: entro un mese, infatti, l’Unione dei Comuni provvederà a ratificare il regolamento attuativo col quale indire nuovi bandi. Questo perché senza il nuovo regolamento non è possibile preparare il bando per l’assegnazione di nuove case popolari: ad oggi Publicasa gestisce 1600 alloggi nel circondario, con circa 4000 persone che vi abitano, il 20% delle quali è straniera; senza dimenticare che altre mille famiglie sono in graduatoria in attesa di ottenere un alloggio a canone ridotto. Ma andiamo con ordine.

Le nuove disposizioni . Una vera e propria rivoluzione, che va a sostituire la legge del 1996, dando origine ad un vero e proprio giro di vite. Ecco i requisiti per accedere d’ora in poi alle case popolari: residenza (anagrafica) o attività lavorativa stabile sul territorio da almeno cinque anni; nessuna occupazione abusiva nei cinque anni precedenti la domanda; Isee non superiore ai 16.500 euro (ma soltanto dall’aprile prossimo); valore dei beni mobili registrati del nucleo familiare non superiore a 25.000 euro (esclusi quelli strettamente connessi all'attività lavorativa); nessuna proprietà su beni immobili ma anche nessun diritto di uso o usufrutto; passaggio del canone mensile da 12.40 euro a 40 euro; chi avrà un alloggio perché proviene da una situazione di emergenza sarà autorizzato all'utilizzo di esso ma non ne sarà titolare; più punti a chi è in graduatoria da almeno quattro anni oppure risiede da almeno dieci anni. Uno dei cardini è quello di dare centralità alle graduatorie privilegiando chi aspetta da anni. Sono previsti crediti aggiuntivi a chi, ad esempio, è in graduatoria da almeno quattro anni. E dà diritto a punteggio ulteriore anche la residenza sul territorio da più di dieci anni, la presenza in famiglia di un anziano o di un disabile. Il nuovo sistema al contempo ridimensiona lo “slancio” verso l’assegnazione di un alloggio su cui nel vecchio sistema contava chi arrivava da situazioni contingenti come lo sfratto.

Gli esempi. In poche parole non sarà più così semplice godere di un alloggio popolare. Andiamo nel concreto: con l’introduzione del criterio dei cinque anni di residenza anagrafica o attività lavorativa si mette un freno all’assegnazione di alloggi agli stranieri non integrati, perché fino ad oggi bastava essere residenti ma senza un minimo di anni (mentre servivano cinque anni per chiedere un contributo per l’affitto). E poi le case saranno assegnate al nucleo familiare e non alla persona singola, andando così ad evitare il fenomeno delle case popolari “ereditate” da padre, figlio e poi nipote; la casa popolare non sarà più per sempre e non si potranno aggiungere conviventi o nuovi nati. Così come, qualora un componente della famiglia lasci la casa, la famiglia stessa si potrebbe venire a trovare in un alloggio “troppo grande”, con un possibile aumento del canone d’affitto. Senza contare il binomio auto di grossa cilindrata e alloggio popolare, che è destinato (fortunatamente) a sparire dai radar. Sulla base di questa legge l’Unione dei Comuni dovrà creare il proprio regolamento per le nuove assegnazioni. La situazione dell’Empolese Valdelsa. Qui è l’Unione dei Comuni ad occuparsene, in particolare col delegato (e sindaco di Fucecchio) Alessio Spinelli: «Ci siamo incontrati proprio ieri in giunta dell’Unione per parlarne e martedì prossimo dovremmo avere il regolamento, che poi dovrà passare dal consiglio per l’approvazione definitiva. Penso che nel giro di un mese l’iter si possa completare». L’assenza del regolamento, infatti, non permette all’Unione di organizzare nuovi bandi: con la possibilità di decidere a livello zonale ogni area della Toscana potrà basarsi sulle peculiarità del proprio territorio, concentrandosi sulle singole criticità. Il prossimo passo potrebbe essere quello di fare bandi associati, magari tra Comuni vicini.

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