La protesta
Il vigile “dimentica” il certificato multa annullata e il Comune paga
Il giudice dà ragione a un’automobilista passata col rosso: «Manca la documentazione dell’impianto» Gli strumenti di Fontanella e Sant’Andrea fanno 4 sanzioni al giorno e l’Unione incassa 220.000 euro l’anno
EMPOLI. La telecamera Vista-Red sulla 429 inchioda la macchina che passa con il semaforo rosso. L’automobilista fa ricorso, la polizia municipale “dimentica” la documentazione, il giudice di pace cancella la contravvenzione e condanna il Comune al pagamento delle spese processuali. Una beffa dai costi limitati (180 euro circa), che arriva però a conclusione con la tempistica tipica italiana, dettata da ritardi e burocrazia: tre anni.
Occhi elettronici. Lo strumento in questione è uno di quelli installati dall’amministrazione comunale per controllare i semafori a Fontanella e Sant’Andrea, all’altezza dei due sensi unici alternati, dove la strada si restringe. Una sorveglianza voluta per evitare disagi nello scambio dei mezzi (molti dei quali “pesanti”) e aumentare la sicurezza dei pedoni. Un obiettivo raggiunto solo in parte, visto che le telecamere “viaggiano” alla media di quattro multe al giorno: questo significa che nonostante le stangate da 156 euro ciascuna (e -5 punti sulla patente), molti automobilisti continuano a ignorare il rosso. E così l’Unione dei Comuni incassa circa seicento euro al giorno, che fanno oltre 220.000 euro all’anno (la metà dei quali devono essere utilizzati per migliorare la sicurezza sulle strade).
La battaglia. Dopo un iter piuttosto lungo, e un investimento di 130.000 euro gli strumenti vengono accesi a giugno 2012. E dopo poche settimane una delle telecamere inchioda un’automobilista empolese, che ignora il rosso e si vede recapitare una sanzione amministrativa di 154 euro. Ma la donna non ci sta. Si rivolge a un avvocato e presenta ricorso al giudice di pace, muovendo una serie di contestazioni all’operato della polizia municipale. Il giudice convoca le parti, vengono analizzati filmati e documenti, fino a quando nell’udienza dell’11 luglio 2013 si svolge la discussione.
Le lacune. Prima di tutto l’automobilista contestava il fatto che l’infrazione non le era stata contestata immediatamente da una pattuglia, ma il giudice spiega che in questo caso l’accertamento sul posto non è obbligatorio. Il problema è un altro: «la conformità al modello omologato e la funzionalità dell’apparecchiatura sono state semplicemente dichiarate a verbale, senza che sia stato prodotto al cun documento o certificazione da cui evincere l’omologazione e l’attendibilità dello strumento, nonostante che tali profili siano stati evidenziati nel ricorso», e nonostante spetti «all’amministrazione resistente dimostrare di aver utilizzato dispositivi conformi al modello omologato e attendibili dal punto di vista della funzionalità». Ma non è questa l’unica lacune nella documentazione presentata. «Non è dato comprendere se l’accertamento, avvenuto sulla via Senese Romana, sia stato effettuato fuori o dentro il centro abitato: la presenza di alcuni fabbricati in prossimità dell’impianto - come si evince dalla sequenza fotografica che ritrae il passaggio del veicolo - non è di per sé elemento sufficiente per chiarire la configurazione della zona». Che il semaforo di Fontanella sia in centro abitato, è indiscutibile. Il problema è che anche questo aspetto non è stato chiarito attraverso i documenti. Per tutti questi motivi il giudice ha annullato il verbale e condannato il Comune al pagamento delle spese processuali.
Ombra ricorsi. La vicenda viene ora ripercorsa nella relazione messa a punto dalla polizia municipale e allegata alla delibera del consiglio comunale che, nell’ultima seduta, ha chiuso la questione, con quello che tecnicamente si chiama “riconoscimento di debito fuori bilancio”. Tuttavia secondo l’amministrazione comunale non ci sono margini per mettere in dubbio la legittimità delle telecamere e far scattare una pioggia di ricorsi: «La documentazione di conformità dell’impianto c’è - assicurano dal municipio - è tutto regolare, si è trattato soltanto di una dimenticanza». Anzi, di due: visto che nessuno ha pensato di portare al giudice anche le foto della zona dove sono installati gli apparecchi.
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