Sicurezza
«Ora fai giocare Samuele nei giardini del Paradiso»
Le maglie del cuore e i palloncini per l’addio al dodicenne travolto da un’auto Il prete cita una poesia: «Non è lontano, è solo andato nella stanza accanto»
EMPOLI. «Occhi svegli, sguardo furbo». Il cuore grande «di un ragazzo speciale». Che se n’è andato portandosi via le sue maglie preferite, un pallone da calcio, inseguendo decine di palloncini lanciati dai suoi amici, tra gli applausi, accompagnati da un fiume di lacrime, in mezzo a centinaia di cuori devastati dal dolore. Per quello che ha saputo dare, in appena dodici anni. Agli amici, ai compagni di scuola e di squadra. Per come, tragicamente, se n’è andato. In un maledetto attimo. Che ha distrutto tutto, chiudendo i sogni di un ragazzino in una bara bianca e lasciando fuori il suo splendido sorriso, stampato su un poster, circondato dalle rose bianche portate dai coetanei in lacrime per un lutto troppo grande, con una comunità intera che si chiede “perché”.
Padre Tiziano Molteni indica la strada della fede e cita una splendida poesia del francese Charles Peguy: «Pensate che sia Samuele a leggervela». A dire che «la morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto». Con un invito: «Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme», perché «io non sono lontano, sono solo dall'altro lato del cammino». Ci prova babbo Franco, che trova la forza di andare all’altare, guidare la preghiera (tenendo un rosario stretto tra le mani) e chiedere «un applauso di saluto al mio Samuele». Ponte a Elsa si alza in piedi e fa sentire il suo amore con il battito delle mani.
La chiesa di Cristo Re è troppo piccola per contenere il dolore di mille persone. Quello di mamma Antonella, del fratellino di Samuele. Dei familiari. Dei compagni di squadra, che circondano la bara indossando la tuta del Santa Maria. Dei compagni di scuola della Busoni di Empoli. Hanno ornato la bara con le maglie del cuore di Samuele: quella del Santa Maria, del Napoli e di Messi del Barcellona. C’è anche un pallone, autografato da tutti coloro che hanno condiviso con lui il sogno di un futuro da campioni. Come Higuain, stella della squadra partenopea e idolo di Samuele “Higua”, «come lo chiamava il suo allenatore».
Padre Tiziano «invita dall’altare «ad affidare le nostre preghiere a Dio, affinché Samuele protegga la sua famiglia e tutti noi dal Paradiso», in questi giorni «devastati da sentimenti e pensieri contrastanti, domande e dubbi», mentre «tutti noi vorremmo dire a Franco e Antonella parole che in grado di arrivare nel loro cuore straziato dal dolore e invece balbettiamo». Ma la «fede ci aiuta a guardare la nostra vita con un pensiero che va oltre la morte, verso una nuova vita». Per un ragazzo «al quale non si poteva non voler bene».
Lo sa bene la ragazzina che subito dopo legge le preghiere dei fedeli. Una in particolare: «Ora - dice con un filo di voce, rivolgendosi a Dio - fallo giocare lieto nei giardini del Cielo».
Così come giocava in quelli di Ponte a Elsa, dove Samuele stava andando anche quella maledetta sera di mercoledì 23 settembre, per incontrare gli amici, che amavano “Ghish” (come il personaggio dei cartoni animati) per la sua intelligenza, la sua bontà e quella maturità che gli aveva spalancato le porte di un gruppo di ragazzi e ragazze più grandi di lui.
Anche a loro vanno lo sguardo e i pensieri di Franco. Che al termine del funerale (concelebrato tra gli altri anche dal proposto di Empoli, don Guido Engels) torna all’altare: «Prendete quei palloncini bianchi e azzurri che si trovano in fondo alla chiesa e fateli volare in cielo dal nostro Samuele». Quel nome spalanca le porte a un vortice di ricordi che stringono il cuore e la gola di un padre che ha visto il proprio figlio agonizzante sul ciglio di una strada, dopo essere stato investito da un’auto mentre attraversava a pochi metri da casa; subito dopo averlo salutato, ricevendo in cambio un sorriso pieno di entusiasmo e spensieratezza: «Era speciale, la sua mamma l’ha sempre detto. Io sono nato testone, ma il Signore mi ha ammordibito». Poi rivolgendosi agli altri genitori: «Questi sono i nostri semi. Curateli e fateli crescere. Il mio è diventato un angelo. Un angelo che riconcilia». E viene abbracciato idealmente da un applauso. La stessa colonna sonora che accompagna l’uscita della bara dalla chiesa, mentre i palloncini volano in cielo, da Samuele.
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