Sicurezza
O in Nuova Zelanda o fuori
Due dipendenti licenziati perché rifiutano il trasferimento, parte la protesta
MONTESPERTOLI. Un biglietto solo andata per la Nuova Zelanda, ad Auckland per l’esattezza, con cinquemila euro da spendere per il trasloco. E via. Due dipendenti della Navico di Montagnana avrebbero dovuto spostarsi in un’altra sede della loro azienda. In Nuova Zelanda appunto. I due però hanno rifiutato e dopo poco sono stati licenziati dall’azienda. Da qui è partita la protesta di tutti i colleghi dell’impresa che produce strumentazione nautica.
Ieri mattina c’è stato un presidio di fronte all’azienda di proprietà di una multinazionale norvegese. E nei giorni scorsi è stato fatto anche un primo sciopero. I lavoratori, poco meno di cinquanta, hanno risposto in maniera dura ai due licenziamenti. E chiedono il coinvolgimento delle istituzioni, amministrazione comunale e città metropolitana di Firenze in primis.
Le origini. La multinazionale norvegese è arrivata circa un anno fa in via della Romita, a Montagnana, dopo aver rilevato un’azienda italiana con capitale svedese. La storia di questa realtà industriale parte negli anni Settanta come Selesmar. La collina di Montagnana si rivelò infatti la soluzione ideale per testare i radar (nelle giornate migliori infatti si riesce ad avere una visuale ottima fino all’isola d’Elba). E da qui la Selesmar ha fatto grandi passi. Nel 1995 venne acquisita dal gruppo Consilium, già leader mondiale nei sistemi radar per la navigazione, sicurezza e antincendio. Nello stabilimento di Montagnana lavoravano fino a un anno fa circa sessanta dipendenti che facevano anche ricerca e sviluppo. La produzione non si limitava al classico radar da installare sulle navi, siano esse mercantili, militari o civili. Hanno avuto progetti speciali, ossia per realizzare strumenti in grado di intercettare la presenza di blocchi di ghiaccio, soprattutto in Antartide, ma anche in grado di monitorare lo stato del moto ondoso. Uno di questi, tra l’altro era stato attivato al Giglio, al largo della Costa Concordia, in modo da garantire una sicurezza ulteriore agli uomini che vi hanno lavorato. L’impresa era stata attiva anche sulla strumentazione per la lotta alla pirateria in mare aperto.
La nuova stagione. Dopo l’acquisto da parte della multinazionale la realtà produttiva ha proseguito il suo corso positivo. «Ci hanno presentato un piano industriale dove non emergeva nessuna problematicità - ha spiegato il responsabile della Fiom Cgil Stefano Angelini - e tuttora l’azienda non è in crisi e continua a investire».
I licenziamenti. I problemi sono partiti con due lettere che sono arrivati ad altrettanti dipendenti che da trenta anni lavorano a Montagnana e che fanno parte del reparto Ricerca e sviluppo. «In queste lettere si proponeva il trasferimento in Nuova Zelanda ad Auckland, tra l’altro con solo una settimana di tempo per decidere e con cinquemila euro per il trasferimento». Condizioni queste inaccettabili. Che hanno portato a un rifiuto dell’offerta in entrambi i casi. Da qui l’azienda non ha avuto mezze misure. Per i due è partita una lettera di licenziamento.
L’alternativa. Poi è stata data un’altra opzione: i due dipendenti , per rimanere a lavorare a Montagnana, dovevano subire un demansionamento. Da qui è scattata l’agitazione e l’intervento della Cgil. «Noi non possiamo accettare questa soluzione trovata dalla multinazionale - spiega ancora il responsabile Angelini anche perché dopo i due, si mette a rischio anche gli altri addetti della Navico». «Bisogna convocare le parti e trovare una soluzione - va avanti Angelini - anche perché, ripeto, non ci troviamo di fronte a un’azienda che è in crisi». Giovedì pomeriggio c’è stato un incontro in Confindustria a Firenze. «Ma l’esito è stato negativo - spiega Angelini - abbiamo avuto l’amara sorpresa di vedere i piani industriali che vengono modificati con una velocità sorprendente. Perché quello che ci hanno fatto vedere ora è completamente diverso da quello che ci era stato presentato appena un anno fa».
Ora il sette ottobre, secondo la legge Fornero, è prevista una procedura di conciliazione. Le parti si incontreranno di nuovo. Ma secondo il sindacato, prima di quella data, «sarebbe necessario che le istituzioni ci convocassero».
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