La manifestazione
«Strade ed ecomostro è il paese dei pericoli»
Il dolore per la morte di Samuele spalanca le porte alla rabbia dei residenti «Vogliamo i dossi e quel cantiere va messo in sicurezza. Siamo dimenticati da tutti»
EMPOLI. Il dolore che trafigge il cuore spalanca le porte alla rabbia. C’è un paese sconvolto da una tragedia. A Ponte a Elsa hanno perso la loro piccola stella, Samuele Vitale, travolto e ucciso a soli dodici anni da un’auto mercoledì sera, mentre attraversava la strada sulla Tosco Romagnola, a pochi passi da casa sua. Il giorno dopo il paese è sotto choc, gli occhi pieni di lacrime guardano l’ecomostro, emblema di un paese che si sente dimenticato. E che ora ha voglia di dirle tutte. Partendo da quello che viene considerato uno sfregio, quel maxi-cantiere abbandonato dal 2002, dopo il fallimento della ditta costruttrice, la Mg di Caserta.
Da allora l’immobile ha iniziato a vivere in uno stato di abbandono, e quindi di degrado ambientale: un’area di 3.800 metri quadrati con un immobile di cinquemila metri cubi interrati e 15.300 fuori terra (destinati a garage, quattro fondi commerciali al piano terra, quattro uffici e quaranta appartamenti ai piani superiori. Le aste indette dal tribunale fallimentare di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sono andate deserte a ripetizione.
Nel marzo 2014 il Comune (che nel 2010 dopo una lunga battaglia aveva fatto smontare la gru da anni in bilico a ridosso delle case) aveva ottenuto dal curatore fallimentare un intervento di messa in sicurezza del cantiere. «Ma da un anno e mezzo - sottolineano i residenti - qui non si vede nessuno. L’erba è cresciuta a dismisura, ma soprattutto il ponteggio non è in sicurezza: è caduto un pezzo su un’auto parcheggiata, danneggiandola. È un rifugio per gli animali, ma anche una minaccia costante per la nostra sicurezza e quella dei bambini che spesso ci giocano intorno».
Da alcune settimane è in corso l’ennesima raccolta di firme, stavolta per chiedere un incontro pubblico al sindaco Brenda Barnini. Il comitato ha tappezzato il paese con dei volantini: «Il 17 settembre - si legge - il sindaco è stato invitato a fornirci una data plausibile in cui organizzare un incontro dove discutere ed avere delle risposte concrete. Ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta». E intanto, aggiunge Marco Gaio, «con l’aiuto di un’associazione di consumatori stiamo preparando un esposto alla Procura della Repubblica. Perché non ne possiamo davvero più».
Ma non c’è soltanto la questione-ecomostro, come spiega Alfonso D’Aniello: «Siamo dimenticati da tutti, comprese le forze dell’ordine. Qui non si vede mai nessuno, neanche quando si verificano ondate di furti, come è accaduto di recente. La polizia municipale viene soltanto il mercoledì per fare le multe alle auto in divieto di sosta quando è previsto il passaggio della spazzatrice».
C’è chi sottolinea che il tratto di via Livornese, dove è avvenuta la tragedia, è scarsamente illuminato: «I lampioni ci sono, ma non funzionano abbastanza» assicura Davide Banti, che percorre quel tratto ogni giorno.
«E comunque - sottolinea Alfonso in lacrime - qualcuno dovrebbe mettere dei dossi per far rallentare auto e tir che sfrecciano a tutte le ore su quella strada».
Non solo: «Andate a vedere in che condizioni i nostri figli devono attendere il pullman: le pensiline non esistono e le fermate si trovano tra le auto parcheggiate oppure lungo il ciglio della strada. È una vergogna».
Accanto a lui c’è una signora anziana: «Avevamo raccolto mille firme per fare installare un fontanello pubblico dell’acqua ed è stato posizionato nella parte sanminiatese del paese. E qui hanno messo una fonte, in fretta e furia, l’anno scorso alla vigilia delle elezioni».
I residenti di Ponte a Elsa sono un fiume in piena: «È vero, ora siamo davvero arrabbiati. E le diciamo tutte». A pochi metri dall’ecomostro c’è un’altra situazione di pericolo costante: «Chi deve immettersi in auto da via Gobetti in via della Concordia, non vede le auto che sopraggiungono da sinistra, perché c’è una curva e la visuale è completamente coperta dalle piante di oleandro che separano la strada dalla pista ciclabile: qualcuno si degnerà primo o poi di venire a tagliarle? Oppure anche in questo caso dobbiamo aspettare che accada un’altra tragedia». Proprio a due passi dal giardino pubblico dove la settimana scorsa era crollata una pianta, sfiorando un bambino che era appena passato in bicicletta: «Soltanto dopo - concludono amaramente i residenti - il Comune di Empoli ha effettuato le verifiche sulle altre piante».
Anche la Comunità in Resistenza-Csa Intifada interviene sulla questione con un comunicato stampa firmato insieme al comitato di Ponte a Elsa, su quella che viene definita «la cronaca di una morte annunciata. A Ponte a Elsa, quartiere ormai popoloso e non più piccola frazione, c'è bisogno di mettere in sicurezza e tutelare la mobilità dei pedoni e dei ciclisti. Dovremmo poterci muovere liberamente senza rischiare la vita, come invece è stato fino ad oggi. Il Comune dovrebbe incentivare e agevolare la mobilità pedonale vicino alle due scuole e alla palestra comunale: ad oggi siamo costretti ad accompagnare i figli in auto. C'è bisogno di una svolta sulla viabilità. Chiediamo, per l'ennesima volta, l’installazione di dossi artificiali alle entrate del centro abitato, (sulla 429 all'altezza del cimitero di Brusciana e in corrispondenza di via XXV Aprile e via Livornese) per rallentare il traffico pesante e le macchine che molto spesso invece di rallentare, vedendo un rettilineo fino al semaforo, accelerano o sorpassano nel centro abitato e sulle strisce pedonali non visibili. Chiediamo una maggiore illuminazione del centro abitato. Camminare a piedi di sera a Ponte a Elsa senza marciapiedi e con poca luce non è sicuro per gli adulti, figuriamoci per gli adolescenti».
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