Polaris tiene in ostaggio il Tfr ora la vertenza è a un passo
L’azienda vuole rateizzarlo in almeno un anno, disaccordo anche sulla buonuscita Mozzorecchi: «Hanno soldi per tutto tranne che per i lavoratori, non c’è umanità»
EMPOLI. Fumata nera sull'accordo sindacale per i 60 lavoratori Allegri, licenziati alla fine del luglio scorso. Le proposte fatte dall’azienda sulle spettanze e sull'incentivo all'esodo, infatti, sono state considerate insufficienti dalle parti sindacali e dai lavoratori. Il prossimo passo è il passaggio istituzionale dal tavolo della Città metropolitana, anche se la possibilità di una vertenza collettiva che contesti il licenziamento e chieda l'immediato pagamento delle somme spettanti si fa sempre più concreta.
Le distanze. Quello di ieri mattina è solo l'ultimo di una serie di incontri tra azienda e sindacati per definire un accordo. Un accordo che non è stato raggiunto a causa di distanze enormi tra offerta e richiesta. «La prima proposta che ci venne fatta dalla direzione è stata una rateizzazione del Tfr tra i 30 e i 60 mesi e una buonuscita di 3mila euro lordi – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – si trattava di un'offerta inconcepibile, specie per quanto riguarda il Tfr che a tutti gli effetti è una quota che spetta al lavoratore e non certo una concessione dell'azienda. Noi rilanciammo, quindi, con la richiesta di 30mila euro incentivo e di massimo 4 mesi di rateizzazione per le spettanze. In due mesi di trattativa speravamo che la direzione della Polaris facesse dei passi in avanti decisi e invece questo non è accaduto. Tanto più che c'è stata una sorta di dismissione nel corso della trattativa da parte dell'azienda, come dimostra il fatto che ultimamente l'unico loro delegato sia stato un consulente».
Il no dei lavoratori. L'ultima offerta, quella avanzata ieri mattina, è stata di 4mila euro di buonuscita e di una rateizzazione tra i 12 e i 18 mesi per il pagamento del Tfr. Un'offerta che gli stessi lavoratori, presenti nel pomeriggio di ieri ad un'assemblea, hanno decisamente rifiutato. «Siamo di fronte ad un'azienda che non chiude, ma che si sposta in un’altra sede lasciando per strada 60 dipendenti e altre decine di lavoratori della filiera – attacca Michele Cataneo della Uilta Uil – si tratta di un grande gruppo (Polaris, infatti, fa parte della coreana Lg, ndc) che in questi anni ha speso milioni e milioni di euro, con strategie spesso sbagliate e che hanno decretato una lenta asfissia dello stabilimento di Vinci. Alla luce di questo ci chiediamo come sia possibile che finora si siano trovati i soldi, tanto soldi, per consulenti e manager e adesso si faccia melina per dare quanto spetta per legge ai lavoratori».
L'incastro tra ammortizzatori. Con questi presupposti sembra difficile giungere ad un accordo in Città metropolitana (il primo incontro è fissato per il primo di ottobre). A quel punto l'unica strada percorribile sarebbe quella della vertenza contestando il licenziamento e chiedendo l'immediato pagamento del Tfr. Anche se, visti i tempi della giustizia, ciò potrebbe non avvenire prima di qualche mese. «E' stata l'azienda stessa che ci ha detto che anche se andassimo in vertenza i lavoratori non avrebbero i soldi prima di un anno – continuano Mozzorecchi e Cataneo – in sostanza dimostrando di voler sfruttare l'insufficienza burocratica a loro favore. Per i lavoratori, che termineranno la cassa integrazione il 6 novembre prossimo, c'è un grosso rischio perché con ogni probabilità non cominceranno a riscuotere la mobilità prima di tre o quattro mesi».
Questione outlet. Lo spazio che occupa due lavoratrici dovrebbe chiudere a dicembre prossimo. Ma il destino delle due dipendenti sembra ancora più drammatico che per i loro colleghi. Tanto che non hanno diritto alla mobilità. «Avevamo chiesto all'azienda di trasformare i loro contratti a tempo indeterminato e nel comparto industriale – attaccano – e ci è stata sbattuta la porta in faccia. Insomma, in questo modo non solo si decide unilateralmente di colpire decine di lavoratori e di impoverire un territorio, ma lo si fa non guardando in faccia nessuno senza umanità e senza rispetto».
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