Sicurezza
Dieci migranti-boscaioli ripuliscono l’ex Opera Pia
Spinelli annuncia nuovi arrivi e sbotta: «Basta coi numeri, sono persone: ecco i nomi» E intanto l’assessore lavora al rilancio della maxi-tenuta con un percorso partecipato
FUCECCHIO. I migranti ripuliscono i boschi dell’ex Opera Pia. Una tenuta immensa (circa 180 ettari, 91 dei quali boschivi, con 11 case coloniche e una villa-fattoria), di proprietà del Comune di Fucecchio. Un polmone verde che era stato devastato dal passaggio del tornado del 19 settembre 2014, con centinaia di alberi abbattuti o piegati dalla forza del vento. L’amministrazione comunale ha affidato l’intervento di ripristino a un’impresa forestale, che ha spezzato e portato via la legna.
E ora sono entrati in azione i migranti, che a gruppi di cinque, si occuperanno della pulizia del sottobosco: «Un lavoretto volontario - sottolinea il sindaco - che non comporta alcun pericolo: non servono attrezzi, bastano un paio di guanti e un po’ di buona volontà». E così, in collaborazione con la cooperativa Pietra d’Angolo, che gestisce i profughi a Fucecchio, sono state organizzate le “squadre”. Per ora sono coinvolti i sedici ospiti della struttura di Ponte a Cappiano (erano 21, ma 5 sono stati trasferiti in Piemonte, nell’ambito di un progetto sociale). Raccolgono rami e ramaglie, e li ammassano, in attesa del passaggio della cippatrice, che poi provvederà a ridurli in scaglie.
«E poi basta chiamarli profughi o migranti e catalogarli con un numero. Ognuno di loro - sbotta Spinelli - ha un nome, un cognome, una storia». E li snocciola, una dopo l’altro. Franklin Desmond, Elvis Ijeh, Ezekiel Orji, Kelvin Ugbese, Endurance Aswinliumen, Sunny Dmonzienl, Chinuoso Nzerwesi, Desmond Okide, Kelvin Osagiede, Wellington Bob. Hanno tra i 18 e i 34 anni, vengono da Niger e Costa d’Avorio: «Presto saranno coinvolti anche gli altri di Ponte a Cappiano. E la stessa cosa sarà fatta con quelli che vivono a San Pierino, Ferruzza e nel centro storico (a gruppi di sei, ndr), che ci daranno una mano a pulire per esempio le strade e il Parco Corsini da cartacce e rifiuti abbandonati. E così faremo anche quelli che arriveranno nei prossimi giorni».
Un progetto seguito dall’assessore Silvia Tarabugi: «Questi ragazzi non devono stare in casa a girarsi i pollici e in qualche modo hanno l’opportunità di ricambiare l’accoglienza che garantiamo. Li ho incontrati personalmente e sono rimasta impressionata positivamente dalla loro disponibilità. Hanno capito il progetto e si sono messi a disposizione».
Intanto l’assessore sta lavorando anche per dare un futuro a questa mega-tenuta. Il sogno - cullato per anni - di trasformarla in un resort di lusso con il coinvolgimento dei privati, è rimasto tale. E allora si lavora in un’altra direzione. Quella del percorso partecipato: il Comune ha chiesto il co-finanziamento (20.000 euro sui 25.000 necessari) alla Regione (che molto probabilmente darà il via libera a breve). A quel punto l’amministrazione lavorerà per coinvolgere i cittadini (che avranno modo di dare i loro suggerimenti su come utilizzare l’area), ma soprattutto i cosiddetti “portatori d’interesse” (che possono essere anche enti pubblici o aziende private, a cominciare da quelle agricole) per arrivare a mettere in piedi un piano che dia nuova vita almeno ad una parte dell’ex Opera Pia, magari attraverso un progetto di filiera: «La caccia all’unico investitore - sottolinea Tarabugi - si è rivelata una scelta perdente. La strada da seguire è un’altra. E sulla base dei segnali arrivati in questi mesi siamo ottimisti».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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